domenica 29 aprile 2012

ROSARIO MAGGIO 2012

05/05/2012             ORE 21.00 VIA DI MONTERANO
06/05/2012             ORE 21.00 VIA DELLE FORNACI

12/05/2012             ORE 21.00 VIA DON GIOVANNI V.
13/05/2012             ORE 21.00 VIA CASTEL DEL GIGLIO

19/05/2012             ORE 21.00 PIAZZA DEL CASTAGNO
20/05/2012             ORE 21.00 VIA DEI FORNI

26/05/2012             ORE 21.00 VIA DON LUIGI STURZO
27/05/2012             ORE 21.00 VIA DELLA CARRAIOLA

Tutte le domeniche di maggio
S. Messa ore 15.30 alla Madonnella

06/05/2012
nella S. Messa delle ore 11.00 Prima Comunione dei ragazzi e alle ore 12.00 la supplica alla Madonna di Pompei.

22/05/2012
Festa di Santa Rita da Cascia ore 11.00 S. Messa.
Ore 12.00 Supplica a Santa Rita e benedizione delle Rose

sabato 28 aprile 2012

IV DOMENICA DI PASQUA

+ Dal Vangelo secondo Giovanni  Santi di oggi

In quel tempo, Gesù disse: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.
Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore.
Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».

Parola del Signore


Riflessione
Questa IV domenica di Pasqua è la domenica detta anche la “domenica del Buon Pastore” come ci descrive il vangelo di oggi. Oggi è anche “la giornata mondiale di preghiera per le vocazione”. Siamo chiamati quindi a pregare per le vocazioni, “stiamo attenti!!! Non facciamo l'errore di pensare che questa riguardi i soli sacerdoti”.Mi piace questa preghiera che facciamo ogni giovedì sera durante la recita del santo Rosario delle ore 21,00: donarci nuovi e santi sacerdoti, santi ragazzi e ragazze, sante famiglie. Questa bellissima preghiera esprime che più che mai abbiamo bisogno delle guide, anziani, giovani, bambini e famiglie che sono chiamati da Dio a condurre gli altri alla Chiesa di Dio. Il compito proprio del pastore o della guida sia sacerdote o no è condurre gli uomini a Dio e alla sua Chiesa. Il pastore per eccellenza è Gesù che ha affidato agli uomini la guida del suo popolo, a Pietro disse Gesù “pasci le mie pecorelle”.

E' in Cristo Risorto che i popolo diversi e dispersi sulla terra possono essere riuniti in una sola famiglia in solo corpo e in sola anima perchè ci sarà un solo gregge e un solo pastore.
Gesù oggi si è auto proclamato il Buon Pastore, “io sono il Buon Pastore”. Perchè non si è dichiarato re del mondo? La risposta è perchè era venuto a guadagnarsi i cuori degli uomini per la via dell'amore. Nella mentalità e cultura biblica il pastore è colui che si interessa di altre persone verso le quali ha delle responsabilità. Il re riceve il titolo di pastore, “se l'immagine del pastore è frequente nel Primo Testamento, per parlare di Dio e di coloro ai quali affida il suo popolo, mai si parla di un pastore che offre la vita per le pecore. E' questo gesto a fare di Gesù il vero pastore, diverso da tutti gli altri”.

Un' altra parabola simile alla parabola del buon pastore è in Luca 15,4-7 che da luce al vangelo di oggi. Qui contempliamo l'amore (Gesù) che cerca la pecora smarrita finché la la trova e la riporta all'ovile sulle spalle. Egli in certo senso le andato dietro quando era smarrita, mentre in Gv. 10 il buon pastore va avanti le pecore che lo seguono perchè conoscono la sua voce ed Egli chiama le sue pecore ciascuna per nome. Per comprendere meglio il titolo del buon pastore bisogna tornare al Vecchio Testamento, ci ricordiamo Genesi 11,1-9 che parla della dispersione degli uomini sulla Terra. E importante è il brano del profeta Ezechiele in cui Dio si lamenta dei cattivi pastori del suo popolo:
Così dice il Signore Dio: Guai ai pastori d'Israele, che pascono se stessi! ...Non siete andati in cerca delle smarrite, ma le avete guidate con crudeltà e violenza. Per colpa del pastore si sono disperse e sono preda di tutte le bestie selvatiche: sono sbandate...Ecco, io stesso cercherò le mie pecore e le passerò in rassegna. Come un pastore passa in rassegna il suo gregge quando si trova in mezzo alle sue pecore che erano state disperse, così io passerò in rassegna le mie pecore e le radunerò da tutti i luoghi dove erano disperse nei giorni nuvolosi e di caligine. Le farò uscire dai popoli e le radunerò da tutte le regioni ... Andrò in cerca della pecora perduta e ricondurrò all'ovile quella smarrita, fascerò quella ferita e curerò quella malata, avrò cura della grassa e della forte; le pascerò con giustizia.( Ezechiele 34)
Questa promessa di Dio di occuparsi personalmente del suo gregge si è realizzata in Gesù l'inviato del Padre. Anche il profeta Isaia parlando di Gesù disse“Egli come pastore, pascerà il suo gregge”(Isaia 40) Diversi volte si è ripetuto 'do o dà la vita per le pecore'. Noi siamo le pecore di Dio e Gesù ha dato la sua vita per noi perchè è il Buon Pastore. Il Buon Pastore è diverso dal mercenario perchè dà la sua vita per il gregge suo e perchè conosce e chiama le pecore una per una, ciascuna pecora è unica ai suoi occhi e le chiama per nome. Tu sei chiamato da Dio con un nome speciale perche sei speciale negli suoi occhi. Ma ascolti la sua voce? “Non temere, perché io ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome: tu mi appartieni. Se dovrai attraversare le acque, sarò con te, i fiumi non ti sommergeranno; se dovrai passare in mezzo al fuoco, non ti scotterai, la fiamma non ti potrà bruciare, poiché io sono il Signore, tuo Dio, il Santo d'Israele, il tuo salvatore. Io do l'Egitto come prezzo per il tuo riscatto, l'Etiopia e Seba al tuo posto. Perché tu sei prezioso ai miei occhi,
perché sei degno di stima e io ti amo,do uomini al tuo posto e nazioni in cambio della tua vita.”(Isaia43,1-4)
Sono tre i verbi che Gesù ha usato nel vangelo di oggi:
Conoscere :le pecore conoscono la voce e la persona del pastore. Conoscere esprime una conoscenza diretta e personale ed esclude ignoranza. La conoscenza è la comprensione di fatti o verità acquistato attraverso l'esperienza Il verbo conoscere qui vuol dire sapere distinguerlo dai falsi pastori e maestri. Lo dobbiamo conoscerLo come nostro Dio, come Dio fatto uomo, Redentore, capo e Fondatore della chiesa, l'avvocato di uomo presso il padre ecc.
Seguire: implica praticare le stesse virtù e esempio di Gesù, seguire i suoi comandamenti.
Ascoltare: se vogliamo scoprire se apparteniamo veramente a Cristo o se siamo suoi veri discepoli dobbiamo domandarci se diamo ascolto alla sua parola. Nel senso biblico ascoltare implica, un adesione gioiosa e una scelta di vita. L'ascolto diceva qualcuno è l'essenza della nostra religione: Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, unico è il Signore.(Deutronomio 6,4) Non è soltanto l'uomo che ascolta Dio anche Dio ascolta l'uomo,ecco il buon pastore che ascolta la voce della pecora e la pecora che ascolta e conosce la voce del pastore. L'ascolto in entrambi casi vengono nel silenzio.

Padre Ethel

sabato 21 aprile 2012

III DOMENICA DI PASQUA

+ Dal Vangelo secondo Luca  Santi di oggi

In quel tempo, [i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus] narravano [agli Undici e a quelli che erano con loro] ciò che era accaduto lungo la via e come avevano riconosciuto [Gesù] nello spezzare il pane.
Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.
Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».

Parola del Signore

Riflessione

Carismi, fratelli e sorelle,
 In queste domeniche continuiamo a meditare su Cristo risorto. Il Vangelo oggi ce lo presenta nel giorno di Pasqua, prima al fianco dei due discepoli di Emmaus, e poi tra gli apostoli: i primi lo consideravano perduto per sempre, e agli altri lo scambiarono per un fantasma. Ma Gesù spezza il pane con loro come ai vecchi tempi, ed essi lo riconoscono a quel gesto familiare, e la loro gioia si fa incontenibile. Anche oggi Gesù continua a cercare un posto alla mensa dei suoi attuali discepoli, che siamo noi, e si dona nell'Eucaristia. Cari fratelli e sorelle, quante volte in passato avevano consumato cosi i pasti con il Signore. E ora che Gesù è risorto, sembra che per presentarsi a loro prediliga proprio l'intimità del convito, il momento in cui sono a cena. Sembra che Gesù consideri quel momento quel gesto tanto comune del mettersi a tavola, come il più adatto per presentarsi ai suoi, per stare con loro. E per poco che ci pensiamo, dobbiamo convenire che è davvero il momento adatto.

Padre Jean Paul

domenica 15 aprile 2012

II DOMENICA DI PASQUA

DOMENICA DELLA DIVINA MISERICORDIA

+ Dal Vangelo secondo Giovanni

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco.
E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete,  non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

Parola del Signore

Riflessione

La domenica dopo la Pasqua si chiama “Domenica in Albis”perchè i battezzati di bianco vestiti della veglia pasquale, deponevano le loro vesti bianche e iniziavano la loro nuova vita di credenti nella comunità cristiana. Questa domenica detta anche la “Domenica della Divina misericordia”. Centrale nella liturgia della parola è l'esperienza con il Risorto testimoniata , vissuta e dubitata . La risurrezione di Cristo è l'oggetto centrale della fede e speranza cristiana. La garanzia di questa verità
è la testimonianza degli angeli e degli apostoli.
La prima lettura ci presenta la comunità primitiva che è modello della comunità parrocchiale/cristiana, una comunità che vive la legge dell'amore: “la moltitudine di coloro che erano diventati credenti avevano un cuore solo e un'anima sola”. Ecco l'immagine della prima comunità, colpisce per la sua “perfetta armonia”. Noi forse la giudichiamo troppo bella per essere vera. Ma è raggiungibile per chi e per coloro che sono stati trasformati dalla grazia della Pasqua del Cristo.
L'evangelo mette in risalto la prova della resurrezione di Gesù. Il discepoli erano chiusi per paura nel cenacolo e Gesù si manifestò in mezzo a loro donandogli:
  1. La pace: tre volte in una apparizione Gesù dà la sua pace ai discepoli turbati. Spiega Gesù che la sua pace non è umana, non è come la pace che fanno le comunità internazionali e i paesi che non durano "Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi" (Gv 14,23-29 )
  2. Lo Spirito Santo: come nella creazione di Adamo.
  3. Il potere di rimettere i peccati: Gesù istituisce il sacramento della penitenza dicendo “ricevete Lo S. Santo a cui rimettete i peccati saranno rimessi e a chi non rimetti i peccati non saranno rimessi”.( La chiesa oggi celebra l'amore misericordioso di Dio che perdona e superi le colpe.)
in questo incontro con il risorto non c'era Tommaso. Ecco perchè ha dubitato la testimonianza degli altri apostoli che hanno visito il Risorto. Si nasce come singolo, siamo battezzati come singoli ma si vive e si cresce nella fede come comunità. Non si vive la fede da solo e non si testimonia la fede da solo. Tommaso disse “se non vede non credo”otto giorni dopo Gesù lo esaudisce ,appare di nuovo , a porte chiuse e disse “Tommaso metti il dito nei fori fatti dai chiodi sulle mie mani e metti la tua mano nella ferita aperta dalla lancia nel mio costato e non essere più incredulo ma credente. Tommaso dopo avere visto e toccato Gesù si mette in ginocchio ed esprime una fede profonda nell’ “Uomo Gesù”, “Signore mio e Dio mio”.E Gesù pronuncia una nuova beatitudine “beati quelli che non hanno visto e hanno creduto”.
Oggi si celebra la festa della divina Misericordia. In ogni parte del mondo si è diffuso la devozione alla Divina Misericordia. Gesù parlando con Suor Faustina nel 1931 disse “io desidero che vi sia una festa della misericordia.” Gesù spiega il motivo per cui vuole questa festa, “L'anime periscono nonostante la mia dolorosa passione...se non adorano la mia misericordia, periranno per sempre,”“desidero che la festa ...sia di riparo e di rifugio per tutte le anime e specialmente per i poveri peccatori”.Questa festa comincia con la novena che inizia il venerdì santo e consiste nella recita della coroncina della Divina Misericordia. Oltre la coroncina Gesù chiede la comunione, la confessione e che sia benedetto solennemente e pubblicamente il quadro della Divina Misericordia che viene venerato oggi.
La grandezza di questa festa e devozione è dimostrato delle promesse di Gesù:
  1. “In quel giorno chi si accosterà alla sorgente della vita questi conseguirà la remissione totale delle colpe e delle pene”.
  2. Gesù ha detto che “riverserà tutto un mare di grazie sulle anime che si avvicinano alla sorgente della mia Misericordia...poiché in quel giorno sono aperti tutti i canali attraverso i quali scorrono le grazie divine”.

lunedì 9 aprile 2012

LUNEDI' FRA L'OTTAVA DI PASQUA

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli. Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: «Salute a voi!». Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno».
Mentre esse erano in cammino, ecco, alcune guardie giunsero in città e annunciarono ai capi dei sacerdoti tutto quanto era accaduto. Questi allora si riunirono con gli anziani e, dopo essersi consultati, diedero una buona somma di denaro ai soldati, dicendo: «Dite così: “I suoi discepoli sono venuti di notte e l’hanno rubato, mentre noi dormivamo”. E se mai la cosa venisse all’orecchio del governatore, noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni preoccupazione». Quelli presero il denaro e fecero secondo le istruzioni ricevute. Così questo racconto si è divulgato fra i Giudei fino a oggi.
Parola del Signore


In questo primo giorno della settimana che segue la grande festa, è la vita quotidiana della fede che comincia. Una fede che non si accorda spontaneamente alla vita passata. Perché, se quello che noi cantiamo e diciamo a Pasqua è vero, è solamente quando il Cristo risuscitato fa sapere ai suoi che egli resta con loro e per loro fino all’ultimo giorno che tutti gli uomini riscoprono il significato della vita.
I fatti di Pasqua che gli evangelisti hanno vissuto e riassunto nella loro narrazione sono una testimonianza. Testimonianza contestata nella loro epoca, come oggi.
San Matteo parla di Maria di Magdala e dell’“altra Maria”, che incontrano un angelo al levarsi del giorno vicino alla tomba. Quando gli obbediscono e lasciano la tomba, il Cristo risuscitato va ad incontrarle. Conferma egli stesso la missione che li aspetta: “Andate ad annunziare ai miei fratelli che vadano in Galilea e là mi vedranno”.
Ed è anche presso la tomba vuota che si sviluppano la nuova opposizione - che contesta la risurrezione - e il rifiuto di credere. Mentre le due donne sono in cammino, le guardie si recano in città dai loro capi. Questi sanno che è inutile sigillare e sorvegliare la tomba di Gesù, perché nessuna potenza terrestre può resistere od opporsi all’opera di Dio. Pertanto, poiché non possono accettare la verità della Pasqua, danno al mondo una “spiegazione”. Spiegazione che può trarre in inganno solo coloro che si rifiutano di incontrare il Signore.

Liturgia: La Chiesa.it

DOMENICA DI PASQUA RISURREZIONE DEL SIGNORE

Dal Vangelo secondo Giovanni

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.
Parola del Signore

Che cos’è che fa correre l’apostolo Giovanni al sepolcro? Egli ha vissuto per intero il dramma della Pasqua, essendo molto vicino al suo maestro. Ci sembra perciò inammissibile un’affermazione del genere: “Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura”. Eppure era proprio così: non meravigliamoci allora di constatare l’ignoranza attuale, per molti versi simile. Il mondo di Dio, i progetti di Dio sono così diversi che ancor oggi succede che anche chi è più vicino a Dio non capisca e si stupisca degli avvenimenti.
“Vide e credette”. Bastava un sepolcro vuoto perché tutto si risolvesse? Credo che non fu così facile. Anche nel momento delle sofferenze più dure, Giovanni rimane vicino al suo maestro. La ragione non comprende, ma l’amore aiuta il cuore ad aprirsi e a vedere. È l’intuizione dell’amore che permette a Giovanni di vedere e di credere prima di tutti gli altri. La gioia di Pasqua matura solo sul terreno di un amore fedele. Un’amicizia che niente e nessuno potrebbe spezzare. È possibile? Io credo che la vita ci abbia insegnato che soltanto Dio può procurarci ciò. È la testimonianza che ci danno tutti i gulag dell’Europa dell’Est e che riecheggia nella gioia pasquale alla fine del nostro millennio.

Liturgia: La Chiesa.it

sabato 7 aprile 2012

OCCHI E ORECCHIE A ME

Cari Parrocchiani,
questo è il primo numero del nostro Giornalino, nuovo progetto della nostra Parrocchia, in queste pagine vogliamo raccontarvi la Parrocchia vista da noi….i bambini del Catechismo di 5^ elementare e 1^ media.
“Occhi e Orecchie a me” nasce da Suor Carmela uno  slogan che usava per attirare l’attenzione dei bambini, e proprio a lei vogliamo dedicare il primo numero.
Se altri bambini sono interessati a darci una mano il prossimo incontro è per Sabato 14 aprile alle ore 15.00 alla sede Parrocchiale.
                                                                                                                                             Vi aspettiamo

venerdì 6 aprile 2012

VENERDI SANTO (PASSIONE DEL SIGNORE)


- Catturarono Gesù e lo legarono
In quel tempo, Gesù uscì con i suoi discepoli al di là del torrente Cèdron, dove c’era un giardino, nel quale entrò con i suoi discepoli. Anche Giuda, il traditore, conosceva quel luogo, perché Gesù spesso si era trovato là con i suoi discepoli. Giuda dunque vi andò, dopo aver preso un gruppo di soldati e alcune guardie fornite dai capi dei sacerdoti e dai farisei, con lanterne, fiaccole e armi. Gesù allora, sapendo tutto quello che doveva accadergli, si fece innanzi e disse loro: «Chi cercate?». Gli risposero: «Gesù, il Nazareno». Disse loro Gesù: «Sono io!». Vi era con loro anche Giuda, il traditore. Appena disse loro «Sono io», indietreggiarono e caddero a terra. Domandò loro di nuovo: «Chi cercate?». Risposero: «Gesù, il Nazareno». Gesù replicò: «Vi ho detto: sono io. Se dunque cercate me, lasciate che questi se ne vadano», perché si compisse la parola che egli aveva detto: «Non ho perduto nessuno di quelli che mi hai dato». Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la trasse fuori, colpì il servo del sommo sacerdote e gli tagliò l’orecchio destro. Quel servo si chiamava Malco. Gesù allora disse a Pietro: «Rimetti la spada nel fodero: il calice che il Padre mi ha dato, non dovrò berlo?».

- Lo condussero prima da Anna
Allora i soldati, con il comandante e le guardie dei Giudei, catturarono Gesù, lo legarono e lo condussero prima da Anna: egli infatti era suocero di Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno. Caifa era quello che aveva consigliato ai Giudei: «È conveniente che un solo uomo muoia per il popolo».

Intanto Simon Pietro seguiva Gesù insieme a un altro discepolo. Questo discepolo era conosciuto dal sommo sacerdote ed entrò con Gesù nel cortile del sommo sacerdote. Pietro invece si fermò fuori, vicino alla porta. Allora quell’altro discepolo, noto al sommo sacerdote, tornò fuori, parlò alla portinaia e fece entrare Pietro. E la giovane portinaia disse a Pietro: «Non sei anche tu uno dei discepoli di quest’uomo?». Egli rispose: «Non lo sono». Intanto i servi e le guardie avevano acceso un fuoco, perché faceva freddo, e si scaldavano; anche Pietro stava con loro e si scaldava.

Il sommo sacerdote, dunque, interrogò Gesù riguardo ai suoi discepoli e al suo insegnamento. Gesù gli rispose: «Io ho parlato al mondo apertamente; ho sempre insegnato nella sinagoga e nel tempio, dove tutti i Giudei si riuniscono, e non ho mai detto nulla di nascosto. Perché interroghi me? Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto loro; ecco, essi sanno che cosa ho detto». Appena detto questo, una delle guardie presenti diede uno schiaffo a Gesù, dicendo: «Così rispondi al sommo sacerdote?». Gli rispose Gesù: «Se ho parlato male, dimostrami dov’è il male. Ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?». Allora Anna lo mandò, con le mani legate, a Caifa, il sommo sacerdote.

- Non sei anche tu uno dei suoi discepoli? Non lo sono!
Intanto Simon Pietro stava lì a scaldarsi. Gli dissero: «Non sei anche tu uno dei suoi discepoli?». Egli lo negò e disse: «Non lo sono». Ma uno dei servi del sommo sacerdote, parente di quello a cui Pietro aveva tagliato l’orecchio, disse: «Non ti ho forse visto con lui nel giardino?». Pietro negò di nuovo, e subito un gallo cantò.

- Il mio regno non è di questo mondo
Condussero poi Gesù dalla casa di Caifa nel pretorio. Era l’alba ed essi non vollero entrare nel pretorio, per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua. Pilato dunque uscì verso di loro e domandò: «Che accusa portate contro quest’uomo?». Gli risposero: «Se costui non fosse un malfattore, non te l’avremmo consegnato». Allora Pilato disse loro: «Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra Legge!». Gli risposero i Giudei: «A noi non è consentito mettere a morte nessuno». Così si compivano le parole che Gesù aveva detto, indicando di quale morte doveva morire.

Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?». Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce». Gli dice Pilato: «Che cos’è la verità?».

E, detto questo, uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro: «Io non trovo in lui colpa alcuna. Vi è tra voi l’usanza che, in occasione della Pasqua, io rimetta uno in libertà per voi: volete dunque che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?». Allora essi gridarono di nuovo: «Non costui, ma Barabba!». Barabba era un brigante.

- Salve, re dei Giudei!
Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare. E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora. Poi gli si avvicinavano e dicevano: «Salve, re dei Giudei!». E gli davano schiaffi.

Pilato uscì fuori di nuovo e disse loro: «Ecco, io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui colpa alcuna». Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: «Ecco l’uomo!».

Come lo videro, i capi dei sacerdoti e le guardie gridarono: «Crocifiggilo! Crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Prendetelo voi e crocifiggetelo; io in lui non trovo colpa». Gli risposero i Giudei: «Noi abbiamo una Legge e secondo la Legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio».

All’udire queste parole, Pilato ebbe ancor più paura. Entrò di nuovo nel pretorio e disse a Gesù: «Di dove sei tu?». Ma Gesù non gli diede risposta. Gli disse allora Pilato: «Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti in croce?». Gli rispose Gesù: «Tu non avresti alcun potere su di me, se ciò non ti fosse stato dato dall’alto. Per questo chi mi ha consegnato a te ha un peccato più grande».

- Via! Via! Crocifiggilo!
Da quel momento Pilato cercava di metterlo in libertà. Ma i Giudei gridarono: «Se liberi costui, non sei amico di Cesare! Chiunque si fa re si mette contro Cesare». Udite queste parole, Pilato fece condurre fuori Gesù e sedette in tribunale, nel luogo chiamato Litòstroto, in ebraico Gabbatà. Era la Parascève della Pasqua, verso mezzogiorno. Pilato disse ai Giudei: «Ecco il vostro re!». Ma quelli gridarono: «Via! Via! Crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Metterò in croce il vostro re?». Risposero i capi dei sacerdoti: «Non abbiamo altro re che Cesare». Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso.

- Lo crocifissero e con lui altri due
Essi presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo detto del Cranio, in ebraico Gòlgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall’altra, e Gesù in mezzo. Pilato compose anche l’iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei». Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove Gesù fu crocifisso era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco. I capi dei sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: «Non scrivere: “Il re dei Giudei”, ma: “Costui ha detto: Io sono il re dei Giudei”». Rispose Pilato: «Quel che ho scritto, ho scritto».

- Si sono divisi tra loro le mie vesti
I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti, ne fecero quattro parti – una per ciascun soldato –, e la tunica. Ma quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: «Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca». Così si compiva la Scrittura, che dice: «Si sono divisi tra loro le mie vesti e sulla mia tunica hanno gettato la sorte». E i soldati fecero così.

- Ecco tuo figlio! Ecco tua madre!
Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.
Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito.

(Qui si genuflette e di fa una breve pausa)

- E subito ne uscì sangue e acqua
Era il giorno della Parascève e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato – era infatti un giorno solenne quel sabato –, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all’uno e all’altro che erano stati crocifissi insieme con lui. Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua. Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera; egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate. Questo infatti avvenne perché si compisse la Scrittura: «Non gli sarà spezzato alcun osso». E un altro passo della Scrittura dice ancora: «Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto».

- Presero il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli insieme ad aromi
Dopo questi fatti Giuseppe di Arimatèa, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto, per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. Vi andò anche Nicodèmo – quello che in precedenza era andato da lui di notte – e portò circa trenta chili di una mistura di mirra e di áloe. Essi presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli, insieme ad aromi, come usano fare i Giudei per preparare la sepoltura. Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora posto. Là dunque, poiché era il giorno della Parascève dei Giudei e dato che il sepolcro era vicino, posero Gesù.
Parola del Signore


martedì 3 aprile 2012

PROGRAMMA SETTIMANA SANTA

MARTEDI’ 03/04
ORE 18.00 S. MESSA VESPERTINA
ORE 21.00 LITURGIA PENITENZIALE E  CONFESSIONI

GIOVEDI’ 05/04
S. MESSA CRISMALE A CIVITACASTELLANA
ORE 21.00 S. MESSA “IN COENA DOMINI”
ORE 22-23 ADORAZIONE COMUNITARIA.

VENERD’ 06/04
ORE 18.00 CELEBRAZIONE DELLA PASSIONE DÌ GESU’ORE 21.00 TRADIZIONALE “VIA CRUCIS”.

SABATO 07/04
ORE 22.30 SOLENNE VEGLIA PASQUALE.

DOMENICA DÌ PASQUA
S. MESSE ORE 08.00 – 11.00 18.00.

LUNEDI DELL’ANGELO
ORE 18.00 S. MESSA VESPERTINA.