Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria
+ Dal Vangelo secondo Marco Santi di oggi
In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono.
Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.
Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.
Parola del Signore
Riflessione
“Come sono belli sui monti i piedi del messaggero di lieti annunzi…” [ Is 52,7 ]
La liturgia di oggi ci fa riflettere sull'esperienze di coloro a cui è affidato il ministero dell' annuncio della parola di Dio. Costoro normalmente ci sembrano di godere gioia e pace senza fine come descrive il versetto citato sopra. In realtà il ministero dell'annuncio della parola non è stato sempre un imprese facile. Mi ricordo bene un giorno una donna mi disse “beati a voi preti, se dovesse tornare in vita sulla terra dopo la mia morte, diventerò prete,” e la mia risposta era “non è cosi facile la vita sacerdotale anche se ci appare come gioia e gloria senza fine”.
Il ministero profetico trova resistenza dura in ogni tempo, popolo e luogo. Il profeta Geremia nell'esercizio della sua missione profetica era una volta picchiato e gettato ne fango. Geremia dice a causa delle problematiche associati alla vocazione che lo rendeva oggetto di "scandalo e disprezzo,”me infelice! Madre mia che mi ha partorito oggetto di litigio e di contrasto per tutto il paese (Ger 15,10).
Nella prima lettura Dio manda il profeta Ezechiele al suo popolo e in questi termini lo descrive il popolo a cui lo manda,”Figlio dell’uomo, io ti mando ai figli d’Israele, a una razza di ribelli, che si sono rivoltati contro di me". Essi e i loro padri si sono sollevati contro di me fino ad oggi. Quelli ai quali ti mando sono figli testardi e dal cuore indurito.
(Ezechièle 2). Tanti messaggeri del nostro tempo si trovano in mezzo ai popoli esattamente come queste descritte da Dio stesso, e li vediamo sorridenti e gioiosi anche nella difficoltà dell'apostolato.
Il super apostolo, Paolo - teologo, scrittore, missionario per eccellenza parla della 'spina nella sua carne', oltraggi, difficoltà, persecuzioni e angosce come le problematiche che incontra nella sua vocazione. 'Spina nella mia carne'Questa immagine...si può intendere in due modi : salute, malattia e qualche difficoltà nei rapporti con persone. I testi ci aiutano a entrare in questa prospettiva e Paolo ci offre un’immagine dell’essere umano nella sua fragilità (mancanza di salute e di equilibrio, rottura dell’armonia che costituisce la salute ed il benessere). Anche in quella condizione si può pregare”( Petrus Paulus;La spina nella carne) Tre volte Paolo chiede Dio di toglierlo la spina ma Dio lo disse”Ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza”.
Dio non si serve dei forti, ma dei deboli, dell' umili per manifestare la sua grandezza.
“...quello che è stolto per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i sapienti; quello che è debole per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i forti;quello che è ignobile e disprezzato per il mondo, quello che è nulla, Dio lo ha scelto per ridurre al nulla le cose che sono, perché nessuno possa vantarsi di fronte a Dio.”( Cor 1,26-29)
il rifiuto di Gesù e la mancanza di fede in Lui polarizza il vangelo di oggi. Di sabato come di solito Gesù entra nella sinagoga, questa volta quella del suo paese Nazareth, dove aveva imparato la sacra scrittura e dopo la sua predica tutti erano stupiti. Stupiti perché insegnava con sapienza e autorità, non come gli scribi e i farisei. Proprio qui Gesù incontra l'incredulità, l'ostilità, il rifiuto e una forma di gelosia spirituale, perché dicevano non è il falegname, figlio di Maria? Conosciamo i suoi famigliari anche per nome!!! Siamo un po' come i concittadini di Gesù, abbiamo tanti preconcetti e pregiudizi nel confronto dei nostri vicini, li pregiudichiamo, non vogliamo fare amicizia con loro né accettare le loro parole. Invece di accettare le parole di Gesù o verificarle con la sacra scrittura i suoi concittadini anche si erano stupiti dell'insegnamenti di Gesù l'hanno disprezzato insieme alla sua parola. La conseguenza del rifiuto di Gesù nel suo paese che implica la mancanza di fede in Lui, Gesù non poté fare niente miracolo a Nazareth se non imporre le mani a pochi malati e li guarì.
Di fronte al rifiuto da parte del suo popolo Gesù è rimasto meravigliato della loro incredulità. Questa prima reazione di Gesù dimostra la sua delusione alla chiusura dell'uomo alla sua persona e alla parola di Dio. La Sua seconda reazione “Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua” a causa dei preconcetti e familiarità con lui.
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