domenica 8 settembre 2013

XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO


Chi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo

+ Dal Vangelo secondo Luca  Santi di oggi

In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro:
«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo.
Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.
Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”.
Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace.
Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».

Parola del Signore

OMELIA

Nella pagina evangelica che la liturgia offre alla nostra meditazione, Gesù elenca tre condizioni importanti per diventare un suo discepolo. Luca ci presenta questi insegnamenti su come diventare veri cristiani. A questo punto Gesù è diventato famoso e la gente lo seguiva. E Lui come al solito prende l'occasione per insegnare loro con franchezza la verità sulla fede cristiana. A Gesù era necessario far capire la gente intorno a Lui che la sequela di Cristo è una scelta di vita e un modo di vivere. Il cristiano è colui che segue la parola di Dio e imita gli esempi di Gesù. Seconda le condizioni per essere cristiani si vede che non c`è una vita cristiana fai da te. Non posso vivere da cristiano a modo mio, perché essere cristiano è una decisione ben meditata e una scuola di vita per cui non c` è una via del mezzo: siamo veri cristiani quando seguiamo le indicazioni che ci ha offerto Gesù.
Ecco la prima condizione per essere cristiano: "Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo''. Nel brano parallelo Gesù disse: "Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà''.(Mt 10,37-39) Venire a Gesù vuol dire essere cristiano. E non amare padre, madre, moglie, figli, fratelli e addirittura la propria vita più di Gesù non implica “che da oggi in poi dobbiamo vivere senza amare gli altri, senza provare amore per loro..ma tutto questo deve basarsi su alcune regole che danno a Dio il primo posto nel nostro vivere''(Luigi Ginami) A noi cristiani di questo secolo Gesù ricorda che essere cristiano è una scelta di vita. ''Accettare la fede cristiana e vivere da cristiano oggi ricomincia a essere una scelta difficile perché circondati dai 'nuovi pagani' (cristiani non credenti per cosi dire) nel mondo secolarizzato. Vivere la propria fede in aperto diventa difficile per paura di non essere criticato o per vergogna o per paura degli uomini. Per fino i cristiani veri vengono chiamarti 'fanatici' e come scrisse qualcuno “per i giovani pregare, andare alla messa, confessarsi, essere pulito nel parlare, può significare venire isolato dagli amici.” In questa situazione attuale Gesù in chiarezza e franchezza disse: "Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo''.

La seconda condizione per la sequela di Cristo è portare la propria croce ogni giorno dietro a Gesù Cristo. Non esiste una vita cristiana senza la croce. E Gesù non ci ha promesso una vita cristiana senza croce. “Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo,” ci dice oggi. Allora Gesù non ci ha promesso una vita bella appena o dopo che accogliamo la fede, ma ci ha promesso sicuramente la salvezza eterna.
La logica della croce è il paradosso cristiano ed è assurdo per il mondo di oggi. La croce è la prova di fede cristiana. Una fede provata, una fede che conosce la sofferenza è una fede matura e fedele e produce frutto di vita eterna. La sacra scrittura è piena degli esempi degli uomini che hanno portato ognuno la propria croce con dignità, con tanto amore, con fiducia e fede non vacilla mai. Un esempio forte di chi ha portato la croce con fede è San Paolo che disse ai Colossesi, “sono lieto delle sofferenze … nella mia carne completo quello che manca ai patimento di Cristo.”(Colossesi 3,24) Portare la croce quindi significa accettare con fede, “quegli avvenimenti voluti o permessi da Dio, che ci fanno violenza, ci umiliano, ci causano dolore e pena e ci mettono alla prova in diversi maniere. Portare la croce significherà quindi entrare nelle intenzioni di Dio, che vede in questi avvenimenti degli strumenti della nostra salvezza; accettare o ricercare queste contrarietà come mezzi per far progredire il regno di Dio in noi e intorno a noi,”(Emilio Spinghetti) Detto questo ci domandiamo oggi se ricorrere a Dio solo e solo nel momento della prova vuol dire anche avere fede in Lui.
La terza condizione per seguire Cristo è la rinuncia. “Chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo”.In quest’ epoca di consumismo, sembra che l'uomo è educato a non rinunciare nulla. In famiglia, nella politica, nella società non si usa mai più la parola rinuncia, la parola rinuncia si usa solamente nell'ambito ecclesiastico. L'uomo odierno se pensa nei termini materiali vuole comprare sempre anche le cose che non servono basta che sono in offerte. Oggi si cerca nuove emozioni forte, e non riesce a controllare la voglia di divertirsi. Oggi l'uomo non sa più come vivere senza rinunciare le nuove forme di tecnologie: al pasto si mangia con il televisore accesso e ogni figlio ha in mano il telefonino e non si prega prima del pasto, non si parla durante il pasto.
Con le due parabole di torre e del re, Gesù ci insegna che bisogna seguire e servire Dio non con leggerezza ma con serietà. Con queste parabole Gesù ci insegna che si prepara la vita cristiana esaminando in anticipo il costo di tale scelta di vita, tenendo conto delle rinunce da fare e le difficoltà che si può avere nella vita cristiana. Abbracciare la vita cristiana senza prima calcolarne il costo oppure senza preparazione porta a scoraggiamento e scredita la testimonianza cristiana e scoraggiando altri.



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