domenica 22 settembre 2013

XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO



Non potete servire Dio e la ricchezza

Dal Vangelo secondo Luca 
Santi di oggi

In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli:
«Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?
Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».

Parola del Signore

Omelia

La liturgia di questa domenica ci presenta due realtà da sempre attuali: la povertà e la ricchezza. Per spiegare bene la differenza tra gli esseri umani, che è basata sulla
l’avere /o non avere i beni terreni, mi viene in mente un detto nigeriano, “tutte le dita delle mani non sono uguali”. La Chiesa fin dal tempo di Gesù ha sempre avuto a cuore i poveri perché i essi godono dell'amore preferenziale di Dio, “qualunque cosa che avete fatto ai più piccoli dei miei fratelli l'avete fatto a me” disse Gesù.
Dio condanna nella prima lettura “la ricchezza disonesta”. Il profeta Amos ci mette in guardia: il denaro non è tutto, provoca la punizione da parte di Dio se è stato guadagnato con disonestà. Dio attraverso il suo servo Amos rimprovera i ricchi che sfruttano e opprimono i poveri e agiscono disonestamente nei loro affari. Questi ricchi del tempo di Amos quindi 750 anni prima della nascita di Gesù erano come quelli di oggi, diventavano più ricchi mentre i poveri più poveri. Addirittura, oltre a usare bilance false, al frodo e allo sfruttamento dei poveri, che compravano, al valore dei sandali. In questo clima Dio giura, “certo, non dimenticherò mai tutte le loro opere”.  Oggi Dio denuncia la ricchezza disonesta che ha provocato la crisi economica di oggi che la conseguenza dei furti di tanti anni nel mondo finanziario che ha creato tanti nuovi poveri. La Chiesa insegna la restituzione delle cose altrui presi ingiustamente e modo disonesto. Dio chiama al pentimento chi a rubato, ma il segno della conversione è la confessione e la restituzione. Un esempio classico e biblico che ci indica cosa fare è la storia di Zaccheo capo dei pubblicani e ricco. Al suo incontro con Gesù “Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri; e se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto». Gesù gli rispose: Oggi la salvezza è entrata in questa casa, perché anch'egli è figlio di Abramo;il Figlio dell'uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto”.(Lc 19, 8-10)
La liturgia oggi ci ammonisce contro l'attaccamento ai beni del mondo. S. Paolo chiama l’avarizia è idolatria (Efesini 5:5) e Papa Francesco nella Santa Messa del 21/09/2013 dice "dall'idolatria del denaro nascono mali come la vanità e l'orgoglio", che fanno male alla società, ha detto Francesco nella sua omelia di questa mattina a Santa Marta, partendo dalle parole di San Paolo sul rapporto "fra la strada di Gesù Cristo e il denaro". C'è qualcosa "nell'atteggiamento di amore verso il denaro - ha osservato - che ci allontana da Dio". Ci sono "tante malattie, tanti peccati", che nascono dall'amore per il denaro. "Gesù - ha detto - su questo sottolinea tanto". Infatti "l'avidità del denaro è la radice di tutti i mali".
"Il denaro ammala anche il pensiero e la fede: ci fa andare per un'altra strada". "Quante parole oziose, discussioni inutili" nascono dalle questioni d' interesse, "da ciò nascono le invidie, i litigi, le maldicenze, i sospetti cattivi". Se scegli "la via del denaro", conclude Papa Bergoglio, "alla fine sarai un corrotto" perché il denaro "ha questa seduzione" capace di "farti scivolare lentamente nella tua perdizione".
Gesù racconta la parabola dell'amministratore disonesta. Un commentatore della bibbia scrisse che “fin dalle origini della tradizione evangelica la parabola dell'amministratore disonesta appare difficile. Si potevano ricavarne applicazioni abusive, come un cattivo uso del denaro. Per evitare ogni falsa applicazione, si sono dunque aggiunte alle parabole, varie sentenze di Gesù sul denaro”. In questa parabola Gesù racconta di un amministratore accusato dal suo padrone di avere sperperato suoi averi ma viene lodato dopo dal padrone suo per la sua intelligenza. Viene lodato non perché disonesta ma perché ha saputo preparasi un futuro quando sarà licenziato dal padrone suo. L'amministratore accolto del pericolo di perdere il suo lavoro “disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”. Il cristiano é chiamato a sapere entrare in sé per capire come guardarsi la vita beata del paradiso, è un fatto: gli uomini spendono molta iniziativa e intelligenza nei loro affari anche quando questi sono... ingiusti. I credenti, purtroppo, non si danno sempre tanta pena per il Regno. Riconosciamolo! Questa è la lezione da ritenere in questa parabola. Gesu propone l'abilita del truffatore, non la frode o furto.” ( Vangeli, La Civita' Cattolica)
“Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza”.  L'avidità del denaro e' idolatria, Quelli invece che vogliono arricchirsi, cadono nella tentazione, nell'inganno di molti desideri insensati e dannosi, che fanno affogare gli uomini nella rovina e nella perdizione. L'avidità del denaro infatti è la radice di tutti i mali; presi da questo desiderio, alcuni hanno deviato dalla fede e si sono procurati molti tormenti” (1Tim 6,3-10) ammonisce Paolo.
Nel brano evangelico parallelo che non riporta la parabola dell'amministratore in Mt 6,19-33) Gesu disse “Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l'uno e amerà l'altro, oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro. Non potete servire Dio e la ricchezza. ”E Gesù continua a dire:non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito?...Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena (Mt 6,25,34). Delle volte per le pretese di essere poveri uno acquisisce la ricchezza disonesta, questa può implicare la mancanza di fede nella Divina Provvidenza ed è mettere al primo posto nella propria vita il denaro invece di Dio. Nelle vecchie traduzioni del vangelo la parola "mammona" veniva usata e non la parola ricchezza. Mammona un termine di origine siro-caldaica significa ricchezza, una ricchezza ammucchiata e nascosta, adoperata nell'uso comune per indicare la ricchezza divinizzata ed adorata come idolo.( Giovanni Lardone) E' per la divinizzazione del denaro che Gesù ci ha domandato “quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? ”(Mt 16,26) E Gesu stesso ci consiglia dicendo, "Non vi fate tesori sulla terra, ove la tignola e la ruggine consumano, e dove i ladri sconficcano e rubano; ma fatevi tesori in cielo, ove né tignola né ruggine consumano, e dove i ladri non sconficcano né rubano"(Mt 6:19-20), “Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta”(Mt 6,33).



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