Pagina Ufficiale delle Parrocchie del Comune di Canale Monterano: - Santa Maria Assunta in Cielo (Canale Monterano) - Sant'Egidio (Montevirginio) Parroco P. Jaime Giacomo Nieto Ibarra 3408933012 (anche whatsapp) PUOI SEGUIRCI ANCHE SU FACEBOOK: - Parrocchia Canale Monterano (https://www.facebook.com/ParrocchiaCanaleM) - Parrocchia Montevirginio (https://www.facebook.com/s.egidiomontevirginio)
domenica 2 febbraio 2014
FESTA DELLA PRESENTAZIONE DEL SIGNORE
I miei occhi hanno visto la tua
salvezza
+ Dal Vangelo
secondo Luca Santi di oggi
Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore.
Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:
«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele».
Parola del Signore
Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore.
Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:
«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele».
Parola del Signore
Omelia
Carissimi
fratelli, oggi che celebriamo la Presentazione del Signore è anche la Giornata
della Vita Consacrata. La Chiesa ci invita a pregare per le vocazioni e per i
consacrati. La festa della Presentazione del Signore viene celebrata quaranta
giorni dopo il Santo Natale. Verso la metà del secolo VII questa festa
esistente già nell'oriente viene introdotto in Occidente col titolo di
Purificazione di Maria. A Roma si faceva una grande processione di carattere
penitenziale verso la Basilica di D. Maria Maggiore e tutti portavano le
candele accese. Le candele accese simboleggiano il Cristo: Luce del Mondo,
ponendo cosi l'aspetto Cristologico della festa. Ecco da dove viene il nome
Candelora.
Candelora il nome di questa festa mette in rilievo il
concetto di Cristo Luce che illumina le gente. Questa festa è anche Mariana
perché Cristo si offre a Dio per le mani di Maria.
Maria,
come tutte le mamme ebraiche, si reca al tempio di Gerusalemme in obbedienza
alla Legge Divina che prescriveva un rito di purificazione quaranta giorni dopo
il parto. “Quando i giorni della sua purificazione per un figlio o per una
figlia saranno compiuti, porterà al sacerdote, all'ingresso della tenda del
convegno, un agnello di un anno come olocausto e un colombo o una tortora in
sacrificio per il peccato. Il sacerdote li offrirà davanti al Signore e farà il
rito espiatorio per lei; ella sarà purificata dal flusso del suo sangue. Questa
è la legge che riguarda la donna, quando partorisce un maschio o una femmina.
Se non ha mezzi per offrire un agnello, prenderà due tortore o due colombi: uno
per l'olocausto e l'altro per il sacrificio per il peccato. Il sacerdote
compirà il rito espiatorio per lei ed ella sarà pura”(Levitico 12.6-8) Maria
perché non aveva i mezzi ha presentato al tempio le vittime per il sacrifico
quello che la legge ha prescritto per i poveri. Nel tempo di Maria questo rito
di purificazione si faceva solo nel tempio di Gerusalemme.
Dopo
la purificazione seguiva il riscatto del primogenito, perché il figlio
primogenito era ritenuto, per legge proprietà di Dio destinato al tempio, ma i
genitori lo potevano riscattare pagando cinque sicli d'argento. “ Il Signore
disse a Mosè:«Consacrami ogni primogenito, il primo parto di ogni madre tra gli
Israeliti - di uomini o di animali -: esso appartiene a me... tu riserverai per
il Signore ogni primogenito del seno materno; ogni primo parto del bestiame, se
di sesso maschile, appartiene al Signore. Riscatterai ogni primo parto
dell'asino mediante un capo di bestiame minuto; se non lo riscatti, gli
spaccherai la nuca. Riscatterai ogni primogenito dell'uomo tra i tuoi figli.
Quando tuo figlio domani ti chiederà: Che significa ciò?, tu gli risponderai: Con braccio potente il Signore ci ha fatti
uscire dall'Egitto, dalla condizione servile. Poiché il faraone si ostinava a
non lasciarci partire, il Signore ha ucciso ogni primogenito nel paese
d'Egitto, i primogeniti degli uomini e i primogeniti del bestiame. Per questo
io sacrifico al Signore ogni primo frutto del seno materno, se di sesso
maschile, e riscatto ogni primogenito dei miei figli. Questo sarà un segno
sulla tua mano, sarà un ornamento fra i tuoi occhi, per ricordare che con
braccio potente il Signore ci ha fatti uscire dall'Egitto”(Esodo 13,1-2,12-16)
“Ogni
essere che nasce per primo da ogni essere vivente, offerto al Signore, sia
degli uomini sia degli animali, sarà tuo; però farai riscattare il primogenito
dell'uomo e farai anche riscattare il primo nato dell'animale impuro. Il tuo
riscatto, lo effettuerai dall'età di un mese, secondo la stima di cinque sicli
d'argento, conformi al siclo del santuario, che è di venti ghera. Ma non farai
riscattare il primo nato della mucca, né il primo nato della pecora, né il
primo nato della capra: sono cosa sacra”( Numeri 18,15-17).
Nel
tempio nell'ora della presentazione c'erano due personaggi pii che aspettavano
la salvezza di Israele: il profeta Simone e profetessa Anna, che mossi dallo
Spirito Santo hanno riconosciuto Gesù come il Messia che va incontro al Suo
popolo nel tempio. Simeone allora fa una sintesi della fede del popolo di Dio e
della missione salvifica di Gesù: Luce per illuminare la gente e gloria
Israele... e segno di contraddizione. Simone cosi ci rivela ancora una volta la
misteriosa identità del neonato dopo quelli rivelatoci dai pastori e dai magi.
I pastori hanno raccontato ciò che avevano sentito dagli angeli “oggi, nella città di Davide, è nato per voi un
Salvatore, che è Cristo Signore... tutti quelli che udirono,
si stupirono delle cose che i pastori dicevano...(Luca 2, 11,18) Anche “Il
padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui”(Luca
2, ) I magi invece chiedevano “Dov'è colui che è nato, il re dei Giudei?”( Mt
2,2)
A
Maria dice Simone “a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati
i pensieri di molti cuori ”. Ecco un altro aspetto Mariano della festa odierna
che rivela Maria come Mater Dolorosa che seguirà il Figlio amato sulla via
della croce e che piange per l'umanità che rifiuta l'amore più grande del suo
Figlio che dona la vita per i sui amici. Il vangelo di oggi ci presenta ancora
Maria e Giuseppe come modelli di coloro che ascoltano la parola di Dio, che
osservano le Sue leggi.
Padre
Ethel ethelnwachukwu@yahoo.com
domenica 26 gennaio 2014
III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
Mt
4,12-23
Venne a Cafàrnao perché si compisse
ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia
+ Dal Vangelo secondo Matteo
Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
«Terra di Zàbulon e terra di Nèftali,
sulla via del mare, oltre il Giordano,
Galilea delle genti! Il popolo che abitava nelle tenebre
vide una grande luce, per quelli che abitavano in regione e ombra di morte
una luce è sorta». Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.
Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.
Parola del Signore.
Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
«Terra di Zàbulon e terra di Nèftali,
sulla via del mare, oltre il Giordano,
Galilea delle genti! Il popolo che abitava nelle tenebre
vide una grande luce, per quelli che abitavano in regione e ombra di morte
una luce è sorta». Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.
Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.
Parola del Signore.
Omelia
Gesù oggi ci presenta i temi della Luce, della
conversione e della chiamata,
“Convertitevi e credete al vangelo” ( Mc 1,15)
questo è il primo annuncio di Gesù. Oggi riprende l'annuncio della conversione
predicando “convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino”.
La conversione che annuncia Gesù è un cammino di tutta la vita. Mi piace parlare della conversione quotidiana perché il cristiano è chiamato alla perfezione che non si realizza un giorno, o dopo la cresima o dopo il matrimonio ma con l'impegno di ogni giorno della vita e con l'aiuto della grazia. La conversione è un cambiamento di vita e del modo di agire. La conversione vuol dire riconoscersi peccatore, mettere Dio al primo posto, ritornare sulla via retta. Qui si ricorda la parabola del fariseo e del pubblicano che salgono al tempio a pregare. Il pubblicano all'ultimo banco del tempio ricordando i suoi peccati batteva il suo petto e si vergognava di alzare il capo al cielo pregando cosi “O Dio, abbi pietà di me peccatore”, e Gesù disse, questi, a differenza dell'altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato. Il suo atteggiamento è quello di, chi si pente e si salva. Mentre il fariseo s’inganna da solo con la pretesa di essere già salvato senza merito va davanti all'altare giustificandosi e condannando il pubblicano.(Lc 18,9-14)
La salvezza riferisce alla grazia di Dio che libera il suo popolo dal peccato e dalle sue conseguenze temporali ed eterne, ed è opera di Dio. La salvezza portata da Cristo libera l’ uomo dal male assoluto che è la morte eterna. “Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel Regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli” (Mt 7:21). Con queste ultime parole Gesù esprime chiaramente la necessità dell’impegno umano nell’opera di salvezza perché per salvarsi l'uomo non deve essere passivo ma attivo. Ecco cosa vuol dire “Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno,” disse Gesù.
Gesù oggi chiama i primi suoi discepoli. “Come sono belli sui monti i piedi del messaggero di lieti annunzi…” (Is 52,7). Ogni chiamata è un dono. Dio non chiama i santi ma i peccatori come evidenzia la sacra scrittura per salvarli. Nessuno può attribuire a se stesso questo onore, se non chi è chiamata da Dio"(Ebrei 5,4). Ogni chiamata richiede la giusta obbedienza di fede e di fedeltà. "Il discepolo non ha diritto di porre condizione e di fissare i tempi per la realizzazione della chiamata. Non c'è risposta alla chiamata in chi fissa presupposti, fa calcoli, detta condizioni".
La conversione che annuncia Gesù è un cammino di tutta la vita. Mi piace parlare della conversione quotidiana perché il cristiano è chiamato alla perfezione che non si realizza un giorno, o dopo la cresima o dopo il matrimonio ma con l'impegno di ogni giorno della vita e con l'aiuto della grazia. La conversione è un cambiamento di vita e del modo di agire. La conversione vuol dire riconoscersi peccatore, mettere Dio al primo posto, ritornare sulla via retta. Qui si ricorda la parabola del fariseo e del pubblicano che salgono al tempio a pregare. Il pubblicano all'ultimo banco del tempio ricordando i suoi peccati batteva il suo petto e si vergognava di alzare il capo al cielo pregando cosi “O Dio, abbi pietà di me peccatore”, e Gesù disse, questi, a differenza dell'altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato. Il suo atteggiamento è quello di, chi si pente e si salva. Mentre il fariseo s’inganna da solo con la pretesa di essere già salvato senza merito va davanti all'altare giustificandosi e condannando il pubblicano.(Lc 18,9-14)
La salvezza riferisce alla grazia di Dio che libera il suo popolo dal peccato e dalle sue conseguenze temporali ed eterne, ed è opera di Dio. La salvezza portata da Cristo libera l’ uomo dal male assoluto che è la morte eterna. “Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel Regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli” (Mt 7:21). Con queste ultime parole Gesù esprime chiaramente la necessità dell’impegno umano nell’opera di salvezza perché per salvarsi l'uomo non deve essere passivo ma attivo. Ecco cosa vuol dire “Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno,” disse Gesù.
Gesù oggi chiama i primi suoi discepoli. “Come sono belli sui monti i piedi del messaggero di lieti annunzi…” (Is 52,7). Ogni chiamata è un dono. Dio non chiama i santi ma i peccatori come evidenzia la sacra scrittura per salvarli. Nessuno può attribuire a se stesso questo onore, se non chi è chiamata da Dio"(Ebrei 5,4). Ogni chiamata richiede la giusta obbedienza di fede e di fedeltà. "Il discepolo non ha diritto di porre condizione e di fissare i tempi per la realizzazione della chiamata. Non c'è risposta alla chiamata in chi fissa presupposti, fa calcoli, detta condizioni".
Gesù ancora
chiama tutti gli uomini alla salvezza ma quanti sentono la Sua voce? Quante
persone danno una risposta dovuta alla vocazione cristiana? Si sente dire oggi
non ci vado più in chiesa, non ci credo più in Dio perché ha tolto la
vita di mio figlio o di mia moglie? Il male, i dispiaceri, gli ostacoli della
vita oscura la mente umana e non aiuta l'uomo a dare risposta alla sua
vocazione.
Colpisce la risposta di
questi primi apostoli: “ed essi subito lasciarono le reti e lo
seguirono... ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono”.
La radicalità della scelta loro di seguire Gesù potrebbe essere visto come
eccessivo oggi. Dio aspetta anche da noi una radicalità dei primi apostoli che
hanno lasciato tutto. Essere discepolo fino a spogliarsi delle cose mondane oggi
non è facile. La comodità della casa: il televisore, il video, il telefono, il
telegiornale possono essere motivi per non dire si alla chiamata di Dio che
nell'intimo del cuore ispira ad andare alla santa messa domenicale. L'amore e
attaccamento alla propria famiglia, ai genitori, figli, moglie, marito,
fidanzato, ci può bloccare e impedire a rispondere alla voce divina.
Padre Ethel ethelnwachukwu@yahoo.com
domenica 19 gennaio 2014
II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
Gv 1,29-34
Ecco l'Agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo
+ Dal Vangelo secondo Giovanni Santi di oggi
In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».
Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».
Parola del Signore
In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».
Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».
Parola del Signore
Omelia
L'universalità della salvezza è al
centro della liturgia della parola di oggi: “Io ti renderò luce delle nazioni,
perchè porti la mia salvezza fino all’estremità della terra”.
(Prima lettura).
L'apostolo Paolo è chiaro
sull'universalità della salvezza quando scrisse "Dio nostro salvatore
vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della
verità" (1 Timoteo 2,3-4). Come si legge nel libro del profeta
Ezechiele: « Forse che io ho piacere della morte del malvagio – oracolo del
Signore – o non piuttosto che desista dalla sua condotta e viva? » (18,23). Per
questo egli offre con insistenza la sua grazia, che è come una mano sicura che
strappa dalla palude del peccato l’uomo, suo capolavoro (Famiglia
Cristiana, 11 agosto 2011) Dio ha in mente la salvezza di tutta l'umanità,
Paolo nel brano già citato è chiaro anche perchè scrive a Timoteo di
sangue misto - padre greco e madre ebrea.
Anche
il principe degli Apostoli Pietro testimonia la volontà di Dio di salvare tutti
quando disse “In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenza di
persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque
nazione appartenga...E ci ha ordinato di annunciare al popolo e di testimoniare
che egli è il giudice dei vivi e dei morti, costituito da Dio. A lui tutti
i profeti danno questa testimonianza: chiunque crede in lui riceve il perdono
dei peccati per mezzo del suo nome” (Atti 10,34-49).
La
salvezza è un dono della grazia di Dio che chiede anche la collaborazione dell'uomo, “Andate dunque e fate
discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello
Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato” (Mt
28,19-20). La chiesa quindi ha l'ordine dal Suo Signore di portare tutti a
salvezza. In quanto sacramento, la
Chiesa è strumento di Cristo. Nelle sue mani essa è lo «strumento della
redenzione di tutti », genere umano nell’unico popolo di Dio, la sua
riunione nell’unico corpo di Cristo, la sua edificazione nell’unico tempio
dello Spirito Santo » (CCC 776).
Nel vangelo ci riporta la seconda testimonianza che
Giovanni Battista ha reso a Gesu: "Ecco
l'Agnello di Dio, che toglie i peccati del mondo". Lo toglie perché
lo prende su di sé, sulle proprie spalle, e lo fa morire nella propria morte.
Se oggi non ci rallegriamo per questo lieto annuncio è perché non abbiamo
nessuna idea di cosa sia il peccato, e anche se frequentiamo la Chiesa abbiamo
una conoscenza molto riduttiva di esso: pensiamo che sia una cosa buona, ma che
ci è proibita.” (De civitate Dei, 14,28). L'espressione "ecco
l'Agnello di Dio, che toglie i peccati del mondo" diventa chiara se
confrontato con il servo sofferente del Signore (Is 52,13-53,12) l'agnello
condotto al macello in riscatto del peccato di tutti. L'espressione
Agnello di Dio evoca in mente l'agnello pasquale del libro di Esodo (12,1-28).
sabato 11 gennaio 2014
BATTESIMO DEL SIGNORE
Appena battezzato, Gesù vide lo
Spirito di Dio venire su di lui.
+ Dal Vangelo secondo Matteo Santi di oggi
In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui.
Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare.
Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».
Parola del Signore
In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui.
Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare.
Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».
Parola del Signore
Omelia
La solennità del battesimo del
Signore chiude il tempo liturgico di Natale e siamo già nel TEMPO ORDINARIO.
Nella festa di oggi vediamo la continuazione della manifestazione del Signore
Gesù all'uomo. Gesù per indicare all'uomo la via che conduce alla vita eterna
va da Giovanni Battista per farsi battezzare da lui ed ecco Lo Spirito Santo
che Lo rivela come messia e agnello del nostro riscatto a Giovanni Battista
nelle acque del Giordano. Era già stato rivelato a Battista che colui su cui
scende Lo Spirito del Signore in forma di colomba è “Colui che deve venire” il
Cristo, e la voce dal cielo: « Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il
mio compiacimento » è quella del Padre che manifesta il Figlio a tutti noi.
Sorgono alcune domande nella celebrazione della festa del battesimo del Signore
Gesù: cosa è battesimo? Perché siamo stati battezzati? Perché il battesimo di
Gesù? Queste domande nell'occasione del battesimo di Gesù ci fanno riflettere
sul nostro battesimo.
La parola battezzare
(“baptizein" in greco) significa "tuffare", "immergere",
siamo per mezzo dell'acqua del battesimo immersi nella morte e risurrezione di
Cristo. "Quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati
battezzati nella sua morte. Per mezzo del Battesimo siamo dunque stati sepolti
insieme con lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per
mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita
nuova"(siamo rigenerati) (Rm 6,3-4)"rivestiti di Cristo"(Gal
3,27) veniamo liberati dal potere delle tenebre, riceviamo lo Spirito di
Adozione a figli. San Paolo usa l'immagine del vestito per spiegare cioè che
succede nel battesimo: “quanti siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di
Cristo. Non c'è Giudeo né Greco; non c'è schiavo né libero; non c'è maschio e
femmina, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù. Se appartenete a Cristo,
allora siete discendenza di Abramo, eredi secondo la promessa.”(Gal 3,27-26) Appena conferito il battesimo,
diventiamo figli di Dio. ”A quanti però lo hanno accolto ha dato
potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i
quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.”(Gv 1,12-13) e membri della Santa Chiesa
e come tali siamo chiamati ad essere santi. Vengono cancellati, nel battezzare,
tutti i peccati compresi il peccato originale, quelli mortali e veniali ecco
perché si parla del lavacro battesimale che ci purifica e ci ridona
quella grazia originaria perduta a causa di peccato. Diventiamo con battesimo
un esercito, milizie di Cristo. Dopo battesimo diventiamo una cosa sola con
Cristo e con Paolo possiamo gridare con certezza: “non vivo più io, ma Cristo vive
in me. E questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di
Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me.”(Gal 2,20)
Alla domanda perché il battesimo di
Gesù? Dico che è stato battezzato Gesù non per purificarsi dal peccato perché è
innocente ma per associarsi con noi, per purificare le acque del battesimo e
per conferirla la potenza purificatrice che rende puri quanti, lo ricevono.
Signore Gesù dopo il Suo battesimo e tentazione nel deserto ha cominciato il
Suo programma di vita pubblica cioè ministero. Il battesimo di Gesù rappresenta
la Sua investitura ufficiale come Messia, l'inizio del Suo ministero pubblico.
Il battesimo cristiano come quello di Gesù è un programma di vita: se siamo
diventati membri del corpo mistico di Gesù che è la Chiesa, allora dobbiamo
comportarci da figli della Chiesa che nostra madre. I figli che sono membri
della Chiesa si contraddistinguono dalla loro vita centrata sui sacramenti
(vita sacramentaria) preghiera quotidiana, amore fraterno, testimonianza del
vangelo non solo nella Chiesa ma anche nella famiglia, luogo di lavoro...
Nel battesimo accadono i seguenti:
- La rinascita a vita
nuova: siamo rinati di nuovo dall'acqua e dallo Spirito. A Nicodemo Disse
Gesù :«In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce dall'alto, non
può vedere il regno di Dio». 4Gli disse Nicodèmo: «Come
può nascere un uomo quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta
nel grembo di sua madre e rinascere? ». 5Rispose Gesù: «In
verità, in verità io ti dico, se uno non nasce da acqua e Spirito, non può
entrare nel regno di Dio. 6Quello che è nato dalla carne è
carne, e quello che è nato dallo Spirito è spirito.
- L'iniziazione: con
battesimo siamo iniziati a titolo pieno nella Chiesa, comunità dei figli
di Dio nel mondo. Siam incorporate a Cristo e abbiamo accesso all'Eucaristia.
- La consacrazione: siamo
consacrati e dedicati a Dio. Siamo esclusivamente di Dio e abilitati dallo
Spirito Santo a proclamare le grandi opere e meraviglie
di Dio al mondo.
Affermava il cardinal Ballestrero,
arcivescovo di Torino, nel Sinodo sulla Vocazione e missione dei laici nella
Chiesa': "Punto di partenza per tutti, laici e ministri, è il Battesimo,
fonte inesauribile che crea nuovi figli di Dio, nuovi fratelli di Cristo, nuove
creature. Con il Battesimo e dal Battesimo nasce e si sviluppa la varietà delle
vocazioni, dei ministeri e dei carismi al servizio del Regno di Dio. Dal
Battesimo fruiscono le ricchezze mirabili della Chiesa".( mons. Antonio
Riboldi)
L'occasione della festività della
solennità del battesimo del Signore ci aiuti a riflettere ed a capire
l'importanza del nostro battesimo. La mia preghiera è che i genitori,
madrine e padrini riscoprano il valore, la bellezza del sacramento del
battesimo.
Padre Ethel ethelnwachukwu@yahoo.com
lunedì 6 gennaio 2014
LA SOLENNITA DELL` EPIFANIA DEL SIGNORE
+ Dal Vangelo secondo Matteo EPIFANIA DEL SIGNORE
Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: « Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo ». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”».
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».
Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.
Parola del Signore
Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: « Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo ». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”».
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».
Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.
Parola del Signore
Omelia
La liturgia di oggi celebra una grande festa, l’epifania del Signore. La
parola Epifania di origine greca, che significa “manifestazione”, spiega la
festa di oggi. Dio si è manifestato a tutti i popoli, allora celebriamo nella
liturgia di oggi è la chiamata di tutti i popoli alla fede in un unico e vero
Dio che si è fatto uomo per la nostra salvezza. I re magi rappresentano popoli
di ogni razza, nazione, lingua e paese. Perché Dio si è manifestato a noi/all'
umanità? L’apostolo Paolo disse che è perché “tutti hanno peccato e sono privi
della gloria di Dio e sono giustificati gratuitamente per la grazia mediante la
redenzione che è in Cristo”.(Rm 3,23-24) La manifestazione di Dio nella nostra
condizione umana fuorché nel peccato è per ridarci la grazia originaria
perduta. Il Figlio di Dio si è fatto povero come noi per farci ricchi come Lui.
Il segno profetico della Sua venuta, diceva un predicatore, sono i tre re magi
provenienti dai paesi orientali lontani che vedono apparire nel cielo una
stella straordinaria e seguono la Sua Luce che li portò a Gerusalemme.
Il vangelo proclamato oggi ci presenta due figure ben diverse tra di
loro: il re Erode, che non vide la stella ma molto turbato dall'annuncio di
Gesù e i re magi. I re magi ci hanno dato l’esempio di una fede viva, pronta e
coraggiosa. Per i Persiani e Medi, questi personaggi vengono da una casta
sacerdotale, la storia dice che sono re mentre Matteo Evangelista narra che
sono orientali, non si sa le nazionalità loro. Erano guidati nella loro ricerca
del Bambino Gesù da una stella brillante. Ci troviamo di fronte ad una vera
teofania. In questa teofania due luci li conducono a Gesù: una luce esterna,
cioè la stella che appare e sparisce ogni tanto, una luce interna, cioè la fede
viva che gli ispirava e li faceva capire il significato della stella.
Queste sono due luci che conducono i ricercatori di Dio che vedono segni
tangibili e con gli occhi di fede e comprendono il mistero di Dio che si
rivela. Chi sa quante altre persone hanno visto la Sua stella e non hanno
saputo interpretare questo segno del tempo e non l’hanno seguito. Possiamo
chiederci, perché tanti non vedono e non trovano Dio? Perché alcuni restano
indifferenti? Per arrivare a Gesù bisogna contemplare la Sua stella cioè la
rivelazione, la storia, la Chiesa. Arrivati in Giudea; scompare la stella di
Dio forse per provare la fede e la pazienza dei magi ma non si scoraggiano anzi
chiedono l’informazione precisa per saperne del luogo dove è nato il Re dei
Giudei. Per vedere Dio oggi l'uomo deve come i magi cercarlo. Dové il re dei
Giudei? Domandarono i magi. Essi L'hanno cercato e Lo trovarono. Non si può
dire che non c’è Dio senza fare una ricerca di Lui. Infatti; Dio si fa trovare,
vedere e adorare da chi Lo cerca.
I tre doni offerti al Bambino Gesù sono significativi:
ORO: un’ omaggio alla regalità
di Cristo.
INCENSO significa che hanno
riconosciuto il sacerdozio e divinità di Cristo.
MIRRA che è una prova
dell’umanità di Cristo.
“Questi doni sono le
ricchezze e i profumi tradizionali dell’Arabia, doni molto ricchi che i re si
scambiavano tra loro” . E bello il fatto che i magi sono andati da Gesù con
tanti doni, ma è più interessante il fatto che Gesù non li lascia a mani vuote,
gli ha parlato avvertendoli in sogno di non tornare da Erode, li dato certo la
fede e la salvezza.
Padre Ethel ethelnwachukwu@yahoo.com
domenica 5 gennaio 2014
II DOMENICA DOPO NATALE
Il verbo si fece carne e venne ad abitare in
mezzo a noi.
+ Dal Vangelo secondo Giovanni Santi di oggi
In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue né da volere di carne
né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me
è avanti a me, perché era prima di me».
Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.
Parola del Signore.
In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue né da volere di carne
né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me
è avanti a me, perché era prima di me».
Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.
Parola del Signore.
Omelia
Anche oggi la liturgia continua a presentarci
il Verbo di Dio fatto uomo. Il vangelo di questa domenica è cosi forte nell' intensità della
testimonianza di Giovanni Battista, questo racconto da parte dell’ Evangelista
Giovanni non e un racconto storico perché l’Evangelista stesso è viva
testimonianza di verità dell’incarnazione, “E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a
noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che
viene dal Padre” (Vangelo). Giovanni colui che Gesù amava riposava sul
petto di Gesù durante l'ultima cena e si può applicare a lui queste parole di
Luca “E noi siamo testimoni di
tutte le cose da lui compiute nella regione dei Giudei e in Gerusalemme. Essi
lo uccisero appendendolo a una croce ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno e
volle che si manifestasse, non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da
Dio, a noi che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai
morti. Ci ha ordinato di annunciare al popolo e di testimoniare che egli è il
giudice dei vivi e dei morti, costituito da Dio. A lui tutti i profeti danno
questa testimonianza: chiunque crede in lui riceve il perdono dei peccati per
mezzo del suo nome.”( 10,39-43)
“E
a quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a
quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne
né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati(Vangelo). “Credere è diventato più difficile, poiché il mondo in
cui ci troviamo è fatto completamente da noi stessi e in esso Dio, per cosi
dire, non compare più direttamente” ( Papa Benedetto XVI ). Credere è accettare
la testimonianza di coloro che sono vissuti insieme con Gesù, i quali l’hanno
veduto, toccato, udito e perciò lo hanno trasmesso
(cf. 1Gv 1,1-3) Credere vuol dire
accogliere Gesù e la Sua opera di salvezza sulla croce. Qualcuno disse che “Credere in Cristo vuol
dire confidare in lui, affidarsi completamente a lui per ogni cosa, avere
fiducia anche quando le circostanze sono avverse.” A un sondaggio Censis del 2002, il
65% degli italiani ha detto di credere in Gesù. Se fosse vero, non ci sarebbe
un disperato bisogno di evangelizzare e
la chiesa non parlerebbe dell'evangelizzazione e del nuova evangelizzazione.
La
testimonianza di Battista ci viene presentata per sottolineare l'umanità di
Gesù e la Sua missione di Luce venuto nel mondo per illuminare le tenebre. La
figura del Battista ci invita all’umiltà e di eliminare nella nostra vita
cristiana l'invidia e la gelosia. Di Gesù diceva il Battista <<dopo di me
viene un uomo che mi ha preceduto, perché era prima di me, io
non lo conoscevo, perciò sono venuto a battezzare con acqua, affinché egli
fosse manifestato in Israele>>.( Gv 1,31) “viene colui che è più forte di
me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali ”( Lc 3,15-16.21-22) il
Battista aveva capito bene la logica del regno di Dio, <<se...non
diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque
si farà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei
cieli>>.( Mt 18,4)
Come
un bambino,, il Battista non era invidioso di Gesù, apparire in scena e
diventare più famoso di lui, anche se è stato lui ad iniziare il movimento
del regno di Dio, si era considerato solo come servo inutile: colui che
prepara la via del Signore. <<Quando
avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: Siamo servi inutili.
Abbiamo fatto quanto dovevamo fare. >>(Lc
17,10)
Quanti
cristiani si sentono servi utili e importanti? Quanti cristiani si gonfiano di
testa che chi sono o cosa fanno per la chiesa? Quanti litigano con altri perché
non vogliono perdere il ruolo importante che occupano? Eppure ci ha mostrato il
Battista che Gesù è l'unico importante!
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