Il figlio dell’uomo viene consegnato….
se uno vuole essere il primo, sia il servitori di tutti
+ Dal Vangelo secondo Marco Santi di oggi
In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo.
Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti».
E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».
Parola del Signore
Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti».
E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».
Parola del Signore
Riflessione
Care sorelle e fratelli, siamo giunti alla 25^ settimana del tempo ordinario.
Dopo di questa mancano nove settimane alla chiusura dell' anno liturgico, prima di
rinnovare la memoria dell' Incarnazione del Cristo, il "Verbum carum factum
est".
L'ordinario non è, come dire, un tempo normale, di poco conto; anzi, lo
dobbiamo intendere nell' accezione latina di "ordo": riordinare, riflettere
sulla nostra vita ed il Vangelo che leggiamo in queste domeniche settembrine è
pieno di spunti su cui meditare con molta attenzione.
Le parole di Gesù si fanno sempre più stringenti, pressanti e tutti voi
ricorderete le letture bibliche e il brano evangelico della scorsa settimana,
appunto la 24^.
In tutto il testo di queste due domeniche si confrontano e scontrano,
purtroppo, due "sapienze", quella umana e quella divina.
La prima lettura della settimana, come ricorderete, ci prefigurava il Cristo, il
servo", percosso e deriso, che si apre completamente e liberamente alla sua
sofferenza.
Nella 2^ lettura l'apostolo Giacomo (Gc 2,14-18) ci ricorda con ardore che la
fede non può essere disgiunta dalle opere.
Quali sono queste opere e come si deve operare in noi e verso il prossimo?
L'evangelista Marco (Mc 8,27-35) riporta la grande domanda rivolta ai
cristiani di ogni tempo: "Ma io chi sono per voi?"
E' vero che Pietro, come dire, azzecca il titolo del Figlio di Dio, ma quando
questi informa i suoi discepoli del sanguinoso destino che lo attende, egli
tira fuori la logica umana, la difesa a spada tratta.
Ecco, tutto questo preambolo per dire che con le letture di questa 25^
settimana si traggono un po’ le somme di tutto il grande insegnamento di Gesù.
Il "servo di Dio", il "giusto" per eccellenza non viene lasciato operare per il
bene comune, ma gli "empi" gli tendono delle insidie perché egli è per loro un
incomodo, un fastidio, una pietra d'inciampo.
In poche parole, il "giusto" afferma la verità e tra gli uomini, spesso, dire la
verità non rappresenta un merito; al contrario, è un segnale di pericolo, un
evento che può condurre all' eliminazione fisica.
Egli li rimprovera aspramente per come interpretano e vivono la Legge ed essi
reagiscono dileggiandolo in modo subdolo: se il "giusto" è veramente Figlio di
Dio, suo Padre gli verrà in aiuto, non permetterà che muoia.
Egli è scomodo, dà fastidio e pertanto deve esser gettato fuori del mondo e
questo vale anche per i suoi seguaci, anche oggi avviene, sono i fedeli
sofferenti.
Perché ciò avviene? Lo dice l' Apostolo Giacomo (Gc 3,16-4,3). Ci sono due
modelli di sapienza, cioè due progetti di vita e di giudizio della realtà.
Il primo viene da Dio, è un suo dono che prevede un lungo corteo di virtù
morali, frutti di pace, di pietà, di dolcezza e d' amore.
L'altra sapienza è il suo contraltare terreno generatore di guerre, non solo
guerreggiate,ma anche quelle bianche delle passioni materiali: desideri,
invidie ed ogni sorta di richiesta per se stessi.
La sapienza ispirata dall'alto è pura, pacifica, mite, paziente che ci pone
in linea con il dialogo con Dio.
Il centro di tutta questa problematica sono le parole di Gesù che formula il
codice dell'autorità cristiana:"Se uno vuol essere il primo, sia l'ultimo di
tutti ed il servo di tutti".
Altro che pretesa di essere scelti per essere alla testa di un movimento
religioso, magari politico, magari di qualsiasi altro tipo.
Il mistero della sofferenza del Cristo, chiama tutti noi a fare delle scelte
radicali assai diverse da quelle che la nostra natura umana ci suggerisce.
E' la logica della lavanda dei piedi: "Vi ho infatti dato l' esempio, perché
come ho fatto io, facciate anche voi" (Gv 13,14-15).
E Gesù ci fornisce anche un esempio dello stile di vita dei cristiani: prende
un bambino e lo pone davanti ai suoi discepoli. Chi ospita uno solo di questi
bambini, accoglie il Signore. Non è tanto l'innocenza, il candore di un
bambino il suo messaggio prezioso, quanto la sua disponibilità, la mancanza di
secondi fini o di interessi.
Un bambino è come il discepolo del Signore che entra nel mondo disarmato,
senza interessi di sorta, ma solo per servire.
Perché Gesù è venuto non per giudicare ma per salvare il mondo, per servirlo.
Questo è il grande messaggio di oggi: tutti gli uomini di buona volontà, a
tutti i livelli, possono contribuire a migliorare il mondo per la gloria di Dio.
Solo se si lasciano ispirare dalla naturale semplicità di un bambino.
Il grande scrittore russo Leone Tolstoi diceva che è triste l'uomo nel quale
non rimane nulla del fanciullo.
Questo è tanto vero nella società odierna che ha bisogno di uomini
disinteressati dalla smania del potere e della ricchezza, se non per quello che
il Signore definisce il bene comune.
Il grande scrittore russo Leone Tolstoi diceva che è triste l'uomo nel quale
non rimane nulla del fanciullo.
Questo è tanto vero nella società odierna che ha bisogno di uomini
disinteressati dalla smania del potere e della ricchezza, se non per quello che
il Signore definisce il bene comune.
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