domenica 28 ottobre 2012

QUANDO NASCE UN BAMBINO AVVISACI E SUONEREMO LE CAMPANE. OGNI BIMBO CHE NASCE E' CONFERMAZIONE DELLA CONTINUITA' DELLA FAMIGLIA CRISTIANA E LA CHIESA CORPO MISTICO DI GESU'.

XXX DOMENICA TEMPO ORDINARIO

Rabbuni che io veda di nuovo!

+ Dal Vangelo secondo Marco   Santi di oggi

In quel tempo, mentre Gesù partiva da Gèrico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!».
Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».
Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù.
Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.

Parola del Signore

Riflessione


L'evangelico di questa XXX domenica del Tempo Ordinario ci riporta l'episodio particolare di un miracolo di Gesù.  La cui particolarità sta nella precisione anagrafi e demografo, due elementi che di solito non troviamo nei racconti evangelici. Riferisco al nome dell'uomo cieco che mendica, Batimeo e una delle città bibliche più antiche di nome Gerico dove è vento il miracolo. Ricordate della prima città conquistata da Israele sotto la guida di Giosuè dove c'è stato il crollo miracoloso delle mura?(Giosuè 6;16-27) e della parabola del buon samaritano?(Lc. 10;25-37). Queste storie riferite nelle citazioni sono ambientate a Gerico.
Il miracolo del povero cieco mendicante è segno della realizzazione del tempo messianico profetizzato secoli prima da profeta Isaia,“farò camminare i ciechi per vie che non conoscono...trasformerò davanti a loro le tenebre in luce”(Isaia 42;16). Bartimeo non era soltanto cieco, era pure povero e chiedeva l'elemosina. Una doppia disgrazia. La sua miseria più grave e la cecità. A causa del buio totale che lo circonda, in cui era immerso, egli pregò con grido forte: “Figlio di Davide abbi pietà di me” e Gesù lo esaudisce e lo guarisce prima nello spirito poi nel corpo dicendogli, “va la tua fede ti ha salvato”. Con queste ultime parole, Gesù conferma la sua guarigione dall' oscurità e cecità spirituale puoi passa alla sua guarigione fisica.
Bartimeo è simbolo della cecità spirituale che s' impossessa più facilmente l'uomo della nostra epoca. Oggi non è più endemica la cecità fisica ma quella spirituale che la mancanza di fede, etica relativismo, ed egoismo che affligge non solo la famiglia cristiana e la società  ma anche la chiesa stessa. Afflitti da questi tre mali che portano la cecità spirituale, l'uomo e donna di oggi per vedere la Vera Luce che è Cristo devono ripetere la preghiera del cuore del cieco mendicante: “figlio di Davide, abbi pietà di me,”solo la preghiera di cuore come questa può salvare l'umanità.
Il nostro grido è ignorato da tutti e dal mondo, indifferenti al nostro male. E' Lui, il Cristo, che passa per le nostre strade e, prendendo l'iniziativa ci chiama e ci salva”.( Gianfranco Ravasi).
Sentito i rumori della gente affollato intorno a Gesù, Bartimeo probabilmente già a conoscenza dei tanti miracoli di Gesù viene a sapere che passava Gesù, l'unico medico del corpo e dell'anima. Egli cominciò a implorare Gesù per la sua guarigione ma la folla come al solito nei racconti evangelici cercò di impedirlo. Più che la folla lo opprime e lo sgrida più che egli grida più forte. La folla non solo, condiziona la nostra professione di fede, influisce anche su nostro modo di vivere in Cristo. E Bartimeo è l'esempio di chi non si lascia influenzare e intimidire dalla folla (la società, famiglia, marito, moglie, fidanzato/a, amici o figli, collegi di lavoro o vicini di casa).
La folla come evidenziano i vangeli, non è sempre d'aiuto nel cammino di fede e nell'incontro con Gesù, può ostacolare o impedire l'incontro con “la luce vera, quella che illumina ogni uomo”.(Gv. 1;9) Non è da sottovalutare gli effetto che la folla esercita sul uomo in cammino di fede e con quanta fatica i personaggi evangelici con dura resistenza e insistenza hanno superato l'immensa forza della folla:
Zaccheo un riccone di base statura che desiderava di vedere Gesù che passava era impedito dalla folla a vederlo. Lui non si lascia vincere dal mondo, non si arrende e con gli sforzi salì sull'albero e Gesù lo vide e lo disse Zaccheo scendi “oggi mi fermo a casa tua”(Lc. 19;1-10)
La donna con flusso di sangue per ben 12 anni che ha spento tutto ciò che aveva per curasi, non riuscendo ad incontrare Gesù disse tra se “se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata”. S' impegnò e da dietro toccò il suo mantello.
E subito si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal 
male. (Mc. 5;25-34)
La storia del paralitico calato dal tettuccio dagli amici che non potevano portarlo dinanzi a Gesù a causa della folla ci dimostra che dobbiamo vincere la paura degli uomini e delle volte lasciaci aiutare dagli uomini stessi a vincere la folla.
(Marco 2, 1 - 12 )
Riflettere su la vicenda di Bartimeo e dei tre personaggi evangelici riferite sopra ci aiuta a comprendere bene il rapporto tra fede e miracolo: e la fede che ottiene il miracolo. “La fede è la madre dei miracoli”.(San Giovanni Crisostomo) I miracoli di Gesù sono appello alla fede.“La fede precede il miracolo, anzi è condizione perché esso si realizzi”(Giovanni Paolo II, I miracoli di Gesù come appello alla fede, 16 dicembre 1987).

domenica 21 ottobre 2012

XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO


Il figlio dell’uomo è venuto per dare la propria vita in riscatto per molti

+ Dal Vangelo secondo Marco  Santi di oggi

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra».
Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».
Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

Parola del Signore.


Riflessione

Gesù nel vangelo odierno è ancora in viaggio verso la Gerusalemme santa. All'inizio di questo viaggio nel capitolo decimo del vangelo di Marco, Gesù cominciò a trattare alcuni temi e problematiche della vita cristiana: la sacralità e l'indissolubilità del matrimonio, il rapporto credente e la ricchezza (domenica scorsa) e oggi tratta il tema sempre attuale: il concetto cristiano di potere. Per il cristiano avere l'autorità vuol dire essere responsabile.“,l'aspirazione ai primi posti non è solo del tempo di Gesù o di oggi, ma è di sempre e si trova nella società a tutti i livelli; il cristiano è chiamato a dare un contributo importante secondo lo stille di Gesù,”scrisse un predicatore.
Alla domanda dei due cugini di Gesù, “Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra”. Egli rispose loro,”Voi non sapete quello che chiedete”. Questa voglia loro di avere il potere ha suscitato la sensibilità degli altri Apostoli cosi come avviene anche nella nostra comunità quando uno di noi ha fame e sete di potere, e Gesù non esaudisce la loro richiesta. "Gesù reagisce vivamente di fronte alla minaccia che pesa ancora una volta sulla sua comunità a causa dell’ambizione sfrenata di avere i primi posti, di conquistare il potere. La sua lezione è molto severa... Egli propone in compenso una nuova economia sociale: quella di una comunità senza potere la cui sola regola è servire, fino a offrire la propria vita per i fratelli”.
Nella società di oggi l'uomo cristiano e non, affronta il problema e la questione di autorità perché il modello dominante  cui tanti uomini e donne si aspirano non è quello di Gesù: “chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti”. Queste parole di Gesù sono una carta costituzionale di ogni realtà ecclesiale: parrocchia, gruppo di preghiera ecc.
L'uomo che che non accoglie il potere come servizio secondo l'invito di Gesù aspira, desidera e s'impegna ad avere il potere a tutti i costi. Delle volte tale amore per il poter nasce dall'egoismo tremendo e distruttivo e non dallo spirito di servizio. Attenzione, il poter assoluto corrompe!!!
La richiesta dei cugini di Gesù l'ha dato l'occasione di spiegarci bene il concetto Divino di autorità. L'autorità dice Gesù, è una vera chiamata al servizio.
San Paolo Apostolo senza ambiguità dice parlando dell'autorità, “con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a stesso. Ciascuno non cerchi l'interesse proprio, ma anche quello degli altri. E abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù,”(Fil. 2;3-5) che “pur essendo Figlio imparò l'obbedienza da ciò che parti”( Eb. 5;8) svuotò se stesso assumendo una condizione di servo...umiliò se stesso”(Fil. 2;7,8).
Nella chiesa c'è il rischio che chiunque sia che abbia la responsabilità di guida o autorità scorda che ha l'incarico di servo di tutti e che è l'ultimo fra i fratelli, “Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà, sarà esaltato”(Mt. 23;11-12). A chi ha il 'potere di responsabilità' nella chiesa,sacerdoti e laici Gesù esorta e ammonisce “anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: «Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”(Lc. 17;10). Il potere e servizio esercitato nello spirito evangelico sono una testimonianza forte,“Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli”(Mt. 5;16). Qual' è il tuo concetto di autorità ecclesiale?Segui la mentalità di Machiavelli nel principe quando eserciti il potere? Sei opportunista? Sei servitore?



domenica 14 ottobre 2012

XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Vendi quello che hai e seguimi

+ Dal Vangelo secondo Marco  Santi di oggi

In quel tempo, mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre”».
Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni.
Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio».

Parola del Signore

Riflessione

Carissimi fratelli e sorelle, la liturgia di oggi ci presenta l'importanza della Sapienza e della Parola di Dio nella scelta di vita eterna. La prima lettura parla della Sapienza e lo scrittore dice che al confronto della Sapienza stimai nulla la ricchezza. “La parola «sapienza», intesa come dono dello Spirito Santo, deriva il suo significato dal termine latino «sapere», che vorrebbe dire: «dare sapore» alle diverse realtà della vita in cui siamo immersi e di cui siamo parte, quindi è il dono che aiuta il credente a dare gusto alla sua vita, a cercare un senso soddisfacente alla sua identità di uomo/donna e di cristiano. ”La Sapienza ci illumina nella vita terrena a scegliere e a preferire non la ricchezza e le cose mondane ma Iddio e la vita eterna, e ci permette di comprendere le realtà soprannaturali. Il catechismo ci insegna che la Sapienza è un dono col quale noi alzando la mente da queste cose terrene e fragili, contempliamo le eterne, cioè l'eterna Verità che è Dio, gustando e amando Lui, nella quale consiste ogni nostro bene. L'opposto di Sapienza e la stoltezza.
Per essere Sapiente bisogna nutrirsi della parola di Dio, di fronte cui tutto è nudo come hanno fatto i santi. Pensando del giovane ricco del vangelo d'oggi che Luca ha descritto come “un dottore della legge”, per Matteo è “un giovane ricco” per Marco “un tale” mi viene a pensare e paragonarlo con San Francesco d'Assisi che sapientemente rinunciò la ricchezza per la seguirla di Cristo e per ottenere la vita eterna.
Il giovane visto passare Gesù li va incontro di corsa e lo pone la domanda fondamentale che riguarda l'ultimo destino suo: Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna? E Gesù lo chiede di osservare i comandamenti. Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: « Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi! A lui mancava non solo la sapienza ma anche l'amore di Dio e del prossimo. Alla domanda del fariseo: “Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?», gli rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso. (Mt 22,26-29) Infatti i dieci comandamenti divisa in due parlano dell'amore verso Dio e verso il prossimo.
All'invito di Gesù il giovane si è ritirato indietro con volto triste. Il giovane triste si è ritirato indietro per una doppia delusione, la paura di perdere i beni materiali e  il tesoro in Cielo. Era troppo attaccato ai beni terreni nei quali ha posto la sua sicurezza. Una delle condizioni per la seguirla di Cristo è il distacco totale dalle cose materiali, ( soldi, casa, marito, moglie, famiglia, campi ecc.) tale distacco può essere visto come preferenza di Gesù e adesione completo a Lui. “Chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo.” (Lc 14,33)
Non viviamo nell'illusione di essere giusto o salvato perché abbiamo la capacità naturale di adempire tutti i comandamenti!!! Non dobbiamo essere presuntuosi perché siamo religiosi e moralisti. L'uomo si salva per la fede. La giustificazione dell'uomo viene dalla grazie di Dio e non dalla capacità umana di osservare i dieci comandamenti. Questa è il messaggio centrale del vangelo d'oggi. Credere o pensare di essere salvato in merito della legge o i propri impegni umani è farisaica. Nella preghiera del fariseo e del pubblicano nel tempio, il fariseo che s' inganna da solo perché pretende di essere giusto, quindi di essere innocente, e già salvato a forza dalla legge disse: "Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo" (Lc18,12). Il fariseo era sincera nelle elenco delle cose che riesce a fare come il giovane del vangelo di oggi ma alla fine torna a casa non giustificato mentre il pubblicano che batte suo petto e prega: “Signore abbi pietà di me peccatore”, torna a casa giustificato.“Gesù afferma nel vangelo che per entrare nella vita è necessario osservare i comandamenti. E' necessario, ma non sufficiente!”
Dopo che il giovane ricco ha voltato le spalle a Gesù, Gesù disse “quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!... È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio. Che paragone! A tali parole di Gesù i discepoli erano rimasti mali. E' dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?», ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio. I discepoli non erano ancora disabituati alla mentalità del Vecchio Testamento che riteneva i ricci benedetti ecco perché confusi “dicevano tra loro:E chi può essere salvato?” Qui vediamo l'inizio di ciò che noi oggi conosciamo come "prosperity gospel,"cioè il vangelo della prosperità, predicato in alcune chiese pentecostali che è la convinzione che la ricchezza è un segno di benedizione e di approvazione di Dio mentre la povertà e le difficoltà sono segno della disapprovazione divina e punizione. Il vangelo di Gesù contesta il vangelo della prosperità, come si vede nella storia del Vangelo di oggi, la povertà e l'amore di Dio può andare di pari passo. In realtà, la povertà volontaria può essere un modo di rispondere all'amore di Dio. Il Vangelo della prosperità non è altro che il materialismo in abito religioso. Il materialismo è la convinzione che la vita senza ricchezza è priva di senso. Il giovane ricco era un credente materialista. La nostra preghiera oggi è che Dio ci aiuta a fuggire il materialismo in tutte le sue forme. Perché "Che giova, infatti, all'uomo guadagnare il mondo intero se poi perde la propria vita?" (Marco 8:36)
Infine Pietro a nome degli Apostoli, ricorda al Maestro: «Noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito» (Mc 10,28), voleva dire: che beneficio otterremo da tutto questo? “La promessa del Signore è generosa; «già al presente cento volte (...) e nel futuro la vita eterna» (Mc 10,30) ”. Lui non si lascia vincere in generosità, però aggiunge: “Con persecuzioni”. Gesù è realista e non vuole ingannarci. Essere Suoi discepoli, se lo siamo veramente, ci porterà difficoltà, problemi.  Gesù considera le persecuzioni e le difficoltà come un premio, giacché ci aiutano a crescere, se le sappiamo accettare e vivere come un’occasione per guadagnare in maturità e in responsabilità. Tutto quello che è motivo di sacrificio ci fa rassomigliare a Gesù che ci salva con la sua morte sulla Croce... Per molti, lasciare “casa, fratelli, sorelle, madre, padre...”vorrà dire tutto quello che ci impediva di vivere in profondità l’amicizia verso Gesù e, conseguentemente, essere Suoi testimoni di fronte al mondo. E questo è urgente, non ti sembra? (Rev. D. Jordi SOTORRA).




domenica 7 ottobre 2012

XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO


L’uomo non divida quello che Dio ha congiunto

+ Dal Vangelo secondo Marco  Santi di oggi
In quel tempo, alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla».
Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall’inizio della creazione [Dio] li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto».
A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio».
Gli presentavano dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono. Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso». E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, imponendo le mani su di loro.

Parola del Signore.

Riflessione

Il tema centrale della liturgia della domenica scorsa è 'l'invidia spirituale', una malattia gravissima che può colpire sia la parrocchia, la vocazione matrimoniale e la vocazione sacerdotale. Il servo del servo di Dio, Nun era geloso per il dono della profezia dei due uomini Eldad e Medad. Pure Giovanni quello che Gesù amava non sapeva apprezzare il dono dello Spirito Santo manifestato nell'attività pastorale di altri cristiani che operavano l'esorcismo nel nome di Gesù, e Gesù lo disse “non glielo impedite...chi non è contro di noi è per noi”.
Questa domenica invece la liturgia ci presenta il dibattito tra Gesù e i farisei sul divorzio. Questi farisei erano a conoscenza della morte tragica di Giovanni Batista decapitato perché ha criticato re Erode che ha preso in moglie la cognata, moglie del suo fratello, e cercavano di mettere re Erode contro Gesù. Ecco la loro domanda maliziosa: “è lecito a un marito ripudiare la propria moglie?” Se Gesù dicessi che non è lecito andrebbe contro la legge di Mosè che disse “Quando un uomo ha preso una donna e ha vissuto con lei da marito, se poi avviene che ella non trovi grazia ai suoi occhi, perché egli ha trovato in lei qualche cosa di vergognoso, scriva per lei un libello di ripudio e glielo consegni in mano e la mandi via dalla casa. Se ella, uscita dalla casa di lui, va e diventa moglie di un altro marito e anche questi la prende in odio, scrive per lei un libello di ripudio, glielo consegna in mano e la manda via dalla casa o se quest'altro marito, che l'aveva presa per moglie, muore, il primo marito, che l'aveva rinviata, non potrà riprenderla per moglie, dopo che lei è stata contaminata, perché sarebbe abominio agli occhi del Signore. Tu non renderai colpevole di peccato la terra che il Signore, tuo Dio, sta per darti in eredità.”(Deuteronomio 24,1-4)
D'altronde se dicessi Gesù che è lecito a un marito ripudiare la propria moglie implicherebbe che è falsa la testimonianza del Battista. “A questo punto Gesù volta la pagina e ritorna all'inizio della creazione, cioè al progetto fondamentale che Dio aveva in mente quando creò l'uomo e donna. E con un solo tratto egli evoca la pagina intensa e stupenda del c. 2 della genesi che costituisce l'odierna prima lettura. Dio aveva sognato per la coppia un'unicità assoluta.”. (G. Ravasi).Cos’è il Matrimonio per il cristiano?Il Matrimonio è il Sacramento che unisce l’uomo e la donna indissolubilmente, come sono uniti Gesù Cristo e la Chiesa sua sposa, e dà loro la Grazia di santamente convivere e di educare cristianamente i figli.
 Quali sono le proprietà e finalità del matrimonio?
  • Sono varie e complementari:
    • La reciproca donazione personale, propria ed esclusiva del marito e della moglie;
    • L'etero-sessualità che porta alla complementarità interpersonale;
    • L'unità;
    • La fedeltà;
    • L'indissolubilità;
    • La fecondità;
    • Il bene dei coniugi (mutuo aiuto, rispetto, assistenza…);
    • L'educazione dei figli;
    • L'apertura e l'impegno verso la comunità cristiana e sociale.
  • Tali proprietà e finalità sono rilevanti già sul piano umano, a maggior ragione lo sono nella vita cristiana, ove il matrimonio è Sacramento. (Monsignor. Raffaello Martinelli)
L'unicità dei coniugi è espresso nelle parole di Dio visto la solitudine dell'uomo, “Non è bene che l'uomo sia solo: voglio fargli un aiuto che gli corrisponda”. Quest' unione tra il sesso maschile e femminile mostra la complementarietà voluto da Dio nel rapporto uomo-donna. E le parole di Adamo al vedere Eva “questa volta è osso dalle mie ossa,carne dalla mia carne. La si chiamerà donna, perché dall'uomo è stata tolta”, non sono queste le parole che esprimono l'amore profondo e indica l'indissolubilità del matrimonio. E Gesù afferma l'indissolubilità del matrimonio cristiano dicendo: “non sono più due, ma una carne sola” (Mt 19, 6) “molte sono le membra, ma uno solo è il corpo... Quindi se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui.”(1 Corinthians 12:20,26) Uno non può odiare il proprio corpo ma la nutri. Nella logica 'Divina-matrimoniale' di Dio, uno + uno = uno cioè l'uomo uniti alla sua donna formino una carne sola.
Oggi giorno l'uomini e donne fanno c'è chi cinque o dieci anni di fidanzamento e come avviene oggi dopo sei messi di matrimonio viene la separazione. Come mai è  più facile che si lasciano? Il vecchio detto: o cresci o muori, ci spiega tutto. Tante coppie non crescano insieme di conseguenza dico che decidono di morire perché non c'è niente crescita umana, sociale e religiosa. Tanti matrimoni si spaccano in due oggi perché nel tempo di fidanzamento non solo che non s'impegnano a conoscersi in profondità, confondono passione con amore e quando non brucia più la passione, scoprono che non c'è niente che li lega insieme. Infatti “la prima necessità del matrimonio è sapere amare, perdonare, comprendere”(Barelay). Altri elementi fondamentali del matrimonio sono: pazienza, rispetto reciproco, dialogo e sacrificio.
E' interessante sapere che il primo libro della sacra scrittura inizia con l'unione di tutta la vita tra l'uomo e la donna mentre l'ultimo libro della bibbia termina con la festa nuziale con lo sposo alla fine del tempo. Paolo apostolo ci lascia una bellissima immagine paragonando il matrimonio al rapporto tra Cristo e la Sua Chiesa: “nel timore di Cristo, siate sottomessi gli uni agli altri: le mogli lo siano ai loro mariti, come al Signore; il marito infatti è capo della moglie, così come Cristo è capo della Chiesa, lui che è salvatore del corpo. E come la Chiesa è sottomessa a Cristo, così anche le mogli lo siano ai loro mariti in tutto. E voi, mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa, purificandola con il lavacro dell'acqua mediante la parola, e per presentare a se stesso la Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata. Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo: chi ama la propria moglie, ama se stesso. Nessuno, infatti, ha mai odiato la propria carne, anzi la nutre e la cura, come anche Cristo fa con la Chiesa, poiché siamo membra del suo corpo. Per questo l'uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne. Questo mistero è grande: io lo dico come riferimento a Cristo e alla Chiesa! Così anche voi: ciascuno da parte sua ami la propria moglie come se stesso, e la moglie sia rispettosa verso il marito”.(Efesini 5,21-33) Questa citazione Paolino indica agli sposi cristiani la qualità dell'amore e la fedeltà voluto da Dio nei coniugi.