domenica 16 dicembre 2012

III DOMENICA DI AVVENTO


E noi che cosa dobbiamo fare?

+ Dal Vangelo secondo Luca  Santi di oggi

In quel tempo, le folle interrogavano Giovanni, dicendo: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto».
Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato».
Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe».
Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».
Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.

Parola del Signore

Riflessione


Nella liturgia di oggi risuona l’invito alla gioia perché grande in mezzo a noi è il Santo di Israele. Questa terza domenica del tempo di avvento è chiamata “DOMENICA GAUDETE IN DOMINO”, (domenica di gioia). Questa gioia è reale e profonda ed è la gioia di salvezza celebrato nel Santo Natale del Nostro Salvatore Gesù Cristo. Il profeta Sofonia ci dà la motivazione di questa gioia: “Il Signore ha revocato la tua condanna”(Sofonia 3,15), per cui come dice San Paolo “non c’è più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù”(Rm 8,1).
Gioiamo perché il Signore è in mezzo a noi, un Salvatore potente. Egli è Emmanuele, Dio-con-noi. Dio si è incarnato, divenendo uno di noi e  nostro fratello per la nostra redenzione. La nascita di Dio fatto uomo che celebriamo al Natale è l’inizio di una nuova storia dell’economia della nostra redenzione perché Dio stesso si è presso la nostra natura umana per salvarci.
La parola redimere vuol dire riscattare.  Nella cultura ebraica di una volta, era il parente stretto colui che riscattava il parente prigioniero per debito e aveva l’obbligo morale nel caso di persone cadute in schiavitù per debito. E pagando il debito riscattava e rendeva libero suo parente che aveva perso la sua liberta. E proprio questo che Gesù ha fatto per noi.  “I figli hanno in comune il sangue e la carne, anche Cristo allo stesso modo ne è divenuto partecipe, per ridurre all'impotenza mediante la morte colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo, e liberare così quelli che, per timore della morte, erano soggetti a schiavitù per tutta la vita … Perciò doveva rendersi in tutto simile ai fratelli, per diventare un sommo sacerdote misericordioso e degno di fede nelle cose che riguardano Dio, allo scopo di espiare i peccati del popolo. Infatti, proprio per essere stato messo alla prova e avere sofferto personalmente, egli è in grado di venire in aiuto a quelli che subiscono la prova”.(Ebrei 2,14-18) . Gioiamo oggi perché), “ha dato se stesso in riscatto per tutti” (1 Tim. 2, 4-6),In lui abbiamo la redenzione, median­te il suo sangue, la remissione dei pecca­ti”(Ef. 1, 7) Il ricordo di quanto riportato qui sopra al Suo Santo Natale ormai vicino ci riempie di gioia oggi.
Nel vangelo odierno si è ripetuto ben tre volte “Che cosa dobbiamo fare?” Ecco, questa è la domanda più fondamentale del Tempo di Avvento. Alla predicazione di Giovanni Battista centrata sulla conversione come preparazione dell’ accoglienza di Gesù, Giovanni invita le folle all’amore del prossimo, “Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto”. Ai pubblicani che lo chiedeva il battesimo, disse: “Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato”. E ai soldati disse Giovanni: “Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe”.  In questo tempo di attesa, Dio rivolge anche a noi le tre risposte di Giovanni Battista citate sopra. All’amore del prossimo si aggiunge anche l’esempio di Giovanni che in verità testimonia la sua umiltà e piccolezza e magnifica la grandezza di Gesù cosi: “ Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco”. E Gesù è il più grande esempio dell’umiltà, Cristo Gesù: egli, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l'essere come Dio, ma svuotò se stesso
assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall'aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso (Filippesi 2,4-11).
“Giovanni non era stato tenero nei confronti della folla che aveva chiamato razza di vipere,  cui aveva chiesto il frutto della conversione. La folla, già presa dalle proprie difficoltà, era andata a sentire questo nuovo predicatore avendo in cuore chissà quali speranze; Giovanni stava battezzando nel Giordano proprio per la conversione”. (Don Luciano Cantini) l’avvento tempo di preparazione alla festa della natività di Gesù ormai vicino è il tempo della conversione. E i due frutti della conversione sono l’uccisione dell’egoismo, della superbia e la mancanza dell’amore del prossimo.

Nessun commento:

Posta un commento