domenica 11 agosto 2013

DOMENICA XIX TEMPO ORDINARIO


Anche voi tenetevi pronti

+ Dal Vangelo secondo Luca  Santi di oggi

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno.
Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma. Perché, dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore.
Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.
Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!
Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».
Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?».
Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi.
Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire”, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli.
Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche.
A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più».

Parola del Signore.

Omelia
  
La parola di Dio nelle tre letture di oggi ha in comune il tema della fede. La prima lettura parla dell'evento che ha avuto luogo nella notte dell'antica pasqua di Egitto nella quale Dio ha fatto passare il Suo popolo dalla schiavitù alla libertà donandoli la terra promessa simbolo della nostra patria celeste. Quella notte perché hanno creduto nella promessa di Dio, hanno sperimentato la Sua liberazione e salvezza. Gesù è la pasqua cristiana che salva tutti gli uomini. La fede in Gesù e fondamentale per la nostra salvezza.
“Quante volte nella vostra vita siete stati avvicinati da un cosiddetto missionario che ha cercato di spiegarvi cosa dovete credere per essere salvati”. Mi è successo una volta, e gli ho chiesto “bene, me lo dica”. La giovane missionaria mi disse: “Deve credere nel fatto che Gesù Cristo è il suo Salvatore personale, solo così sarà salvato.” La mia risposta a quest’affermazione è stata: “Dove sta scritto sulla Bibbia?” Non ho avuto risposta. Se esaminiamo le Sacre Scritture molto attentamente, la cosa più importante è avere fede. Stiamo parlando della virtù teologale della fede.
(Padre Paul Kramer, Il Crociato di Fatima n° 78) “Senza la fede è impossibile essergli graditi; chi infatti si avvicina a Dio, deve credere che egli esiste e che ricompensa coloro che lo cercano”. (Ebrei 11, 6)
La fede non è solamente la conoscenza della bibbia, della dottrina e del magistero della chiesa. Fede include questi tre ma non a livello intellettuale solo. Essa è adesione personale a Dio che parla e agisce, e` pronta disponibilità e obbedienza alla sua parola.
La salvezza come dice S. Paolo è un dono ricevuto per fede. “Per grazia, infatti, siete salvati mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio;né viene dalle opere, perché nessuno possa vantarsene”.( Ef 2, 8-9)
Lo scrittore della lettera agli Ebrei ci lascia oggi la definizione biblica di fede.”Fede è fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede”. (Seconda lettura) “La fede è un atto personale: è la libera risposta dell'uomo all'iniziativa di Dio che si rivela. La fede però non è un atto isolato. Nessuno può credere da solo, così come nessuno può vivere da solo. Nessuno si è dato la fede da se stesso, così come nessuno da se stesso si è dato l'esistenza. Il credente ha ricevuto la fede da altri e ad altri la deve trasmettere. Il nostro amore per Gesù e per gli uomini ci spinge a parlare ad altri della nostra fede. In tal modo ogni credente è come un anello nella grande catena dei credenti. Io non posso credere senza essere sorretto dalla fede degli altri, e, con la mia fede, contribuisco a sostenere la fede degli altri”.(Catechismo della chiesa cattolica)
“La salvezza viene solo da Dio; ma, poiché riceviamo la vita della fede attraverso la Chiesa, questa è nostra Madre: «Noi crediamo la Chiesa come Madre della nostra nuova nascita....Essendo nostra Madre, la Chiesa è anche l'educatrice della nostra fede”, continua il CDC. Allora è una contraddizione pretendere di avere fede e nello stesso tempo non credere la chiesa che e` madre.  La fede viene dall`ascolto e l`ascolto riguarda la parola di Cristo,(Rm 1017)"   E la chiesa e` luogo più adatto per accogliere la parola di Dio. Allora S. Paolo afferma che non può nascere adesione a qualcosa che non si conosce. Nella Sua parola si impara a conoscerlo, non come entità metafisica, atemporale e lontano... ma come il Dio vivente della rivelazione biblica” (imparare a credere p.12)
Viene anche mostrato nella seconda lettura la fede di Abramo, padre dei credenti, esempio di chi ascolta e mette in pratica la parola. In Abramo Dio rivela che siamo in cammino verso la terra promessa. Egli in obbedienza alla parola di Dio partì per un paese sconosciuto che secondo Dio doveva ricevere in eredità. Come Abramo il cristiano fiducioso nelle promesse di Dio spera di arrivare nella patria celeste. “Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno”ci dice Gesù oggi. Gesù ci ricorda nelle due parabole l'importanza della salvezza e le condizioni per ottenerla: l'attesa vigilante del signore e il distacco dalle cose mondane. La vigilanza e la povertà evangelica sono atti di fede.
Il credente è chiamato ad attendere vigilante il Signore che viene nel giorno e nell'ora che nessuno sa. Essere pronto implica non spegnere la fiamma di fede. “ Il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?”(Lc 18, 8) Nella parabola delle dieci vergini di cui cinque di esse sono sagge e cinque stolte, ( Mt 25,1-13 ) Gesù illustra come nel vangelo di questa domenica l'importanza della vigilanza. Sia le parabole di oggi e quella delle dieci vergini annunciano la fine dell'uomo e la ricompensa che lo aspetta, la vita eterna o la dannazione eterna che e` la seconda morte secondo il libro degli apocalisse.
Due settimane fa una donna mi disse: “Padre come mai oggi i preti non parlano dell'inferno?” Un` altro presente che parlava con noi disse subito,”Dio e` amore e non manda nessuno all'inferno.” Io ho aggiunto subito, “E' vero il Dio della fede cristiana è amore ma è anche giusto. ” La donna continua, ”quando ero bambina si parlava dell'inferno e del purgatorio.” E sua giusta  osservazione. Durante l'omelia in una parrocchia dopo la lettura del vangelo nella quale Gesù ha parlato della ricompensa dei giusti e degli ingiusti. Il vice parroco cercò di richiamare i fedeli alla verità evangelica sull' esistenza del cielo e dell'inferno e l'anziano parroco dopo la Santa Messa rimproverò il povero prete dicendogli di non impaurire mai più le persone nella sua chiesa. Gesù nel Matteo 25 parla del supplizio eterno dei peccatori e la vita eterna dei giusti. La Madonna a Fatima mostrò ai pastorelli la realtà dell'inferno e del paradiso.




domenica 4 agosto 2013

XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO


Quello che hai preparato, di chi sarà?

+ Dal Vangelo secondo Luca  Santi di oggi

In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?».
E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell'abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».
Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e divertiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».

Parola del Signore

Omelia

“Il messaggio essenziale del Vangelo di oggi è talmente chiaro che, in realtà, non ha bisogno di interpretazione: “Guardatevi e tenetevi lontano da ogni cupidigia, perché la vita di un uomo non dipende dai suoi beni”. E “arricchitevi davanti a Dio!”.
 Conquistare dei beni è un’aspirazione fondamentalmente umana, vale quindi la pena entrare nei dettagli della parabola del ricco stolto raccontata da Gesù. La ricchezza conferisce agli uomini una certa sicurezza, permette loro di disporre della propria vita, di non dipendere completamente dagli altri o dallo Stato, di organizzare la propria sfera di vita, di occuparsi di cose che fanno loro piacere, di concretizzare grandi missioni o grandi scopi. In questa misura, i beni sono necessari per una giusta esistenza. Gesù non mette in questione il buon impiego dei beni e delle ricchezze. Ma afferma che beni e ricchezze portano gli uomini a sentirsi lontani da Dio e dal prossimo, a pensare di essere assicurati contro la miseria, la vecchiaia e la morte e a soddisfare i piaceri di questo mondo”. (Lachiesa.it)
La liturgia della parola ci invita cercare prima il regno di Dio che è la vera ricchezza dell'uomo. “Vanità delle vanità... tutto è vanità”. Con queste parole siamo invitati a lavorare con prudenza, senza mettere il lavoro o la ricchezza al primo posto nella vita perché, “quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita?”.( Mt.16,26) “Chi ha lavorato con sapienza, con scienza e con successo dovrà poi lasciare la sua parte a un altro che non vi ha per nulla faticato”.(prima lettura) Allora perché idolatrare la ricchezza e il lavoro sapendo che uomo non porta con se alla tomba la sua fama e ricchezza?
“Cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra”(seconda lettura). L'attaccamento ai beni terreni ostacola il camino verso Dio per cui è importante sapere usare saggiamente i beni materiali nella continua ricerca dei beni eterni. Il giovane ricco che chiese a Gesù che cosa doveva fare per ereditare il regno dei cieli,  è tornato a casa sua triste perché Gesù lo disse “ una cosa sola ti manca: va', vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!”.(Mc10, 17-22). Questo possedeva, infatti, molti beni racconta l'evangelista. San Paolo ci ammonisce chiedendoci di essere prudenti nella acquisizione della ricchezza e di accontentarci di quello che abbiamo dicendo che “ non abbiamo portato nulla nel mondo e nulla possiamo portare via”. Quando dunque abbiamo di che mangiare e di che coprirci, accontentiamoci. Quelli invece che vogliono arricchirsi, cadono nella tentazione, nell'inganno di molti desideri insensati e dannosi, che fanno affogare gli uomini nella rovina e nella perdizione. L'avidità del denaro infatti è la radice di tutti i mali; presi da questo desiderio, alcuni hanno deviato dalla fede e si sono procurati molti tormenti. ( 1 Tim 6, 7-10) Tra le trappole della ricchezza è l’ allontanamento da Dio e il desiderio disordinato di avere sempre di più. Tale desiderio di avere che aumenti imprigiona uomo è lo fa schiavo del lavoro, per questo uomo anche quando non c’è bisogno esistenziale o non richiesta dal datore di lavoro s'impegna nel lavoro nei giorni prescritti e la domenica.
L'arricchimento può accecare l'uomo e gli fa chiudere gli occhi ai bisogni del prossimo. Gesù nella parabola del Ricco e del mendicante Lazzaro (Lc 16,19-31) ci stimola a fare della nostra vita un servizio di carità verso chi è nel bisogno. Se abbiamo la ricchezza è un dono di Dio. La vita del ricco epulone si ruotava intorno alla sua ricchezza, la sua sicurezza era posta non in Dio ma nel suo conto corrente, pensava soli nei termini materiali. Non si associava con una categoria delle persone in vita. Alla fine della vita terrena il ricco è finito nell'inferno perché ha commesso il peccato di omissione perché non ha saputo essere di aiuto a Lazzaro.
Come il riccone della parabola troviamo tanti personaggi biblici ricchi, egoisti e accecati dalla loro ricchezza.: il dottore della legge che chiese a Gesù chi è il mio prossimo e il giovane ricco che non vuol condividere la sua ricchezza con altri sono esempi dell'amore della ricchezza che Gesù condanna!!!.
E Gesù nel vangelo di oggi disse a noi “fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell'abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede.” E nella parabola odierna Gesù` chiama stolto l’ uomo ricco che nell'accumulare i beni materiali si è scordato di arricchirsi presso Dio. “Nella parabola lucana il ricco non appare un uomo perverso o vizioso: è semplicemente un ricco che fa progetti e vuol godersi la sua fortuna. Il suo vero errore sta nel fatto di non attendere alle cose del cielo... ; è  una miopia che lo trascina poi ad escludere Dio dalla sua vita e ad assolutizzare e riporre la sua fiducia in quello che e` soltanto transeunte, fumo, apparenza, e questo è idolatria perchè pur conoscendo Dio non gli ha dato gloria ne` gli ha reso grazie come a Dio. ”( Camino, Agosto 2013)



domenica 28 luglio 2013

UDIENZA DAL PAPA


MERCOLEDI 4 SETTEMBRE 2013


PARTENZA DA CANALE MONTERANO 
DAVANTI ALLA CHIESA
ALLE ORE 07:30 PER SAN PIETRO.
ARRIVO E SISTEMAZIONE NEL SETTORE ASSEGNATO.
ASSISTEREMO ALL’ UDIENZA DEL SANTO PADRE, 
AL TERMINE, TRASFERIMENTO AL 
SANTUARIO DEL DIVINO AMORE, DOVE
PRANZEREMO , AL SACCO, IN LOCALI APPOSITI.

LA QUOTA PRO CAPITE E’ DI € 15,00, CHE DOVRANNO ESSERE VERSATE AL MOMENTO DELL’ ADESIONE, 
LA QUOTA COMPRENDE        
“ BUS E OCCUPAZIONE DEI LOCALI DEL PRANZO”.

                 DOPO IL PRANZO VISITA DEL SANTUARIO                  
E CHI LO DESIDERA
PARTECIPAZIONE ALLA SANTA MESSA.
RIENTRO A CANALE MONTERANO IN PRIMA SERATA.
PER CHI LO DESIDERA , PRANZO DEL PELLEGRINO
A € 15,00. (FUORI PRENOTAZIONE).

PER LE ISCRIZIONI RIVOLGERSI AL SIG. LIVIO MARANI

TEL. 3492830169 - 069962632.








XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)

Lc 11,1-13

Chiedete e vi sarà dato.


+ Dal Vangelo secondo Luca  Santi di oggi

Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:
“Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno;
dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, e perdona a noi i nostri peccati,
anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore,
e non abbandonarci alla tentazione”».
Poi disse loro: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”; e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono.
Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.
Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».

Parola del Signore


OMELIA


La liturgia della parola che oggi siamo meditando ha come tema: la preghiera. Leggendo le letture odierne scopriamo che nella preghiera è inserito anche il perdono di Dio. Nella prima lettura e nel vangelo è evidente il fatto del perdono perché si legge nella seconda lettura che Dio ci ha perdonato “tutte le colpe e annullando il documento scritto contro di noi … l'ha tolto di mezzo inchiodandolo alla croce”.
Abramo ci presenta una forma di preghiera detta di intercessione. Egli da uomo giusto insiste nella preghiera perché Dio non distrugge le città peccatrici, Sodoma e Gomorra. Egli intercede per quelle città domandando la salvezza dei giusti. Mostro la sua fede nell' amore e giustizia divina e Dio lo esaudì. Nel racconto biblico del peccato di queste città, la parola di Dio ci rivela non solo la dimensione individuale\personale del peccato ma anche la dimensione sociale\nazionale del peccato. E per quest' ultimo che Dio voleva castigare Sodoma e Gomorra. Come nel tempo di Abramo il nostro tempo e società ha i suoi peccati che sono le varie forme di peccati contro la famiglia umana e cristiana e le bestemmie. Due peccati che gridano fino a Dio e abbiamo bisogno delle persone come Abramo ( Gn. 18, 20-30) e Lot (Gn 19,1-29) che sapendo di trovare favore davanti a Dio intercedono perché non vengono distrutti i paese.
La preghiera è una degli aspetti importanti della vita di fede. Gesù stesso ha pregato tutta la sua vita e nei momenti più salenti della sua vita pubblica, nei suoi molti miracoli, prima della sua scelta dei dodici apostoli, nella sua agonia, sulla croce e ha insegnato i suoi a pregare. Spesso sento dire, “Padre non so pregare!”. “ Prego ma non prego mai per me stesso.” Questo è sbagliato anche perché Gesù a certo punto ha pregato per se stesso durante la sua agonia. E vero che è necessario pregare per gli altri come Abramo, Gesù e i santi hanno fatto ma al meno preghi per il tuo bene spirituale. C'è chi prega ma fa soltanto le richieste nelle sue preghiere, questo non e` fede pura perché Dio viene ricordato solo nella disgrazia della vita per cui si chiede grazie in continuazione e non si ringrazia mai Dio per tutti i suoi benefici. La preghiera è stare in presenza di Dio anche in silenzio senza parole, e` dialogare con Dio come Abramo, la preghiera e` lodare e ringraziare Dio, presentarlo le nostre richieste e quelle degli altre. Preghiera è comunione con Dio, e` una relazione personale e filiale con Dio. Si può pregare abbastanza? Ho sentito i cristiani che non pregano criticare quelli che si mettono in ginocchio e alzano gli occhi della fede al cielo chiamandoli cristiani fanatici. Gesù pregava in luoghi deserti (Lc 5,16) e “ al mattino presto si alzò quando era ancora buio e uscito si ritirò in un luogo deserto, e là pregava”.( Mc 1, 35) Gesù` in uno dei suoi tanti insegnamenti sulla preghiera racconta una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai. (Lc 18,1-8) I cristiani pigri trovano mille ragioni per non pregare perché non hanno conosciuto l'amore di Dio che ci può donare più che noi possiamo chiedere o immaginare. Un credente che prega con fede ottiene le grazie e chi ha mai ottenuto prega sempre di più perché comprende che Dio c'è vicino e ci ascolta. La grazia ricevuta è un incentivo per trasformare la propria vita in offerta di preghiera.
Nella preghiera che ci ha insegnato il Signore Gesù vediamo una preghiera perfetta, modello di ogni preghiera. Questa preghiera riconosce la paternità di Dio perché Dio come padre ha al cuore il bene dei figli. “ Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede, riceve, e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto. Chi di voi, al figlio che gli chiede un pane, darà una pietra? E se gli chiede un pesce, gli darà una serpe? Se voi, dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli, darà cose buone a quelli che gliele chiedono!( Mt 7,7-12 ) La parabola del Padre misericordioso ci mostra anche la grandezza del cuore del padre. (Lc 15,11-31) per motivo di spazio non tratteremo altri aspetti della preghiera padre nostra.
Pregate, pregate, pregate ci dice spesso la Regina della Pace. Pregate perché la preghiera diventa per voi come respiro. Con la preghiera potete fermare anche la guerra. Queste sono le parole della donna orante che ancora intercede per noi come avvocata presso suo Figlio Gesù.


domenica 21 luglio 2013

XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO


Marta lo ospitò. Maria ha scelto la parte migliore.

+ Dal Vangelo secondo Luca  Santi di oggi

In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò.
Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.
Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».

Parola del Signore

Omelia

La liturgia di oggi nella prima lettura ci presenta il tema dell’ ospitalità quindi come domenica scorsa vediamo l`amore che spinse Abramo ad accogliere e ad ospitare i tre pellegrini. Senza rendersene conto Abramo col cuore pieno di gioia e umanità accoglie il suo Dio, perché Abramo ha mostrato la carità verso di loro, sua moglie "Sara, sebbene fuori dell`età, ricevette la possibilità di diventare madre..."(Eb. 11,11). Questo atto di carità si può capire meglio alla luce del vangelo, “Qualunque cosa avete fatto ai più piccoli, lo avete fatto a me” (Mt 25,40). Dio che nel tempo dei patriarchi visto Abramo in forma umana, in persona di Gesù va a trovare  a Betania Maria e Marta le sorelle di Lazzaro che aveva risuscitato da morte. Tutte e due accolgono Gesù a cuore aperto ma ognuno in un modo diverso. Maria sedutasi ai piedi di Gesù ascolta la sua parola mentre sua sorella Marta mostra la sua accoglienza nei molti servizi per Gesù. 
Si legge negli atteggiamenti e nell’accoglienza di Maria e Marta due diversi modi di testimoniare Dio oggi nella contemplazione e nell`attività. L’uno può complimentare l’altro solo nella giusta misura. L’operatore pastorale spesso è preso da molte attività` e dedica poco tempo per la preghiera e l`ascolto della parola di Dio, Gesù` loda e apprezza Maria che si è  messa in ascolto della parola. Essa sa entrare in una relazione personale con Dio. L’eccessivo impegno caritativo e sociale, perché pastoralmente non equilibrato, soffoca l`annunzio della parola e la preghiera. " Non è giusto che noi lasciamo da parte la parola di Dio per servire ... ci dedicheremo alla preghiera e al servizio della Parola".(Atti. 6,1-4)
Marta si agita per molti servizi! Anche noi ci agitiamo davanti a mille cose da fare e capita che non troviamo tempo e spazio per Gesù`come Maria. Chi di noi non ha mai dedicato tempo come Marta a mille cose che abbiamo da fare, mettendo al secondo posto Dio. La preghiera e la Santa Messa vengono saltati spesso perché crediamo di avere da fare o perché siamo impegnati e agitati nel fare le cose. 
"Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose ma di una cosa c`è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta".(Lc. 10,38-42) Un commentatore della bibbia scrisse che "Marta rappresenta colei che ha ricevuto la parola tra le spine: ascolta la parola, ma le molte preoccupazione la soffocano, si che essa non dà frutto. Maria invece è colei che ha ricevuto la parola in un terreno fertile, ascolta e dà frutto. L’episodio descrive la preoccupazione di Luca che vede nella sua comunità un eccesso di impegno sociale a scapito dell`ascolto della parola. L`invito di Gesù e`a ridimensionare quel servizio, pur necessario, sull`essenziale"(Marcheselli-Casale).



domenica 14 luglio 2013

XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO C


Chi è il mio prossimo?

+ Dal Vangelo secondo Luca   Santi di oggi

In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».
Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all'albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».

Parola del Signore 

Omelia

Gesu`ancora ci propone la via dell`amore come via che conduce alla vita eterna. E l`oggetto dell`amore cristiano è il prossimo. Il prossimo non si può definire, si diventa prossimo secondo la parabola di Gesù detta la parabola del buon samaritano`. Con questa parabola Gesu` ci offre una soluzione chiara circa chi e` il nostro prossimo:"chiunque ha bisogno di aiuto, qualunque sia la sua razza o condizione sociale o politica o appartenenza religiosa, costui e`il prossimo da soccorrere."(Il Cammino, Luglio 2013) Questa soluzione non era probabilmente gradita o compressa dal dottore della legge che domandò a Gesu` chi e` il mio prossimo? La prima domanda del dottore fu che devo fare per ereditare la vita eterna? Una domanda simile ha fatto il giovane ricco e se ne tornato a casa triste perchè egoista, non vuole condividere con i poveri le sue sostanze.(Mt 19,16-22) Gesu` con questa parabola vuole abbattere le mura di separazione e divisione fra gli esseri umani che può essere sulla linea famigliare, sesso, razziale, etnico, linguistica, nazionale perchè siamo figli e figlie di un solo Dio che e` amore senza fine. Quante volte nel vangelo Gesù ha cercato di togliere dal cuore umano l`odio e la divisione. Nell`incontro con lo scriba oggi, con la donna samaritana che gli disse "Come mai tu che sei Giudeo chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana."( Gv. 4,1-41) Infatti i Giudei non hanno relazioni con i Samaritani tra loro non correva buon sangue. I Samaritani, infatti, erano considerati “scismatici”, avendo accettato nel loro popolo elementi estranei assunti dagli Assiri che erano idolatrici. Pensiamo all`incontro con la donna peccatrice a casa del fariseo di nome Simone che l'ha invitato a pranzo. ( Lc. 7,36-8,3)
E` ovvio che il maestro della legge ha una bella conoscenza della bibbia e sa del libro del Levitico che disse "Non coverai nel tuo cuore odio contro il tuo fratello... prossimo, così non ti caricherai d'un peccato per lui. Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il tuo prossimo come te stesso. Io sono il Signore.( Lv.19,17) Nel spiegare questo passo biblico i dottori della legge insegnavano che il prossimo erano i fratelli e i connazionali e Gesu` provocato dalla domanda, chi e` il mio prossimo? Mostra che amore è universale, non conosce limiti, ne` colore di pelle, ne` ideologia politica e sociale perchè siamo tutti figli di un solo Dio che e` Padre Nostro.
Luigi Ginami scrisse che "di fronte alla mentalità giuridica del dottore della legge che si domandava quale fosse il prossimo per lui, Gesu`risponde ribaltando il punto di riferimento. Non si tratta di conoscere chi devo soccorrere e chi no; chi aiutare e chi no; chi ritenere amico e chi no... Gesù con la sua parabola in cui se il samaritano avesse dovuto valutare con il metro comune il giudeo sanguinante ai margini della strada, avrebbe dovuto giudicarlo straniero, nemico, sfortunato, moribondo, insomma tutto ma non prossimo. Egli non giudica, ma si lascia giudicare da colui che e` nella necessità."
Gesù ci invita oggi a farsi prossimo. Il grande sant'Agostino disse non parlare d`amore al fratello, amarlo. Ecco disse San Giacomo "la fede senza opera è morta". E` vero che noi cristiani siamo un pò come il sacerdote e il levita della parabola di questa domenica senza cuore, senza pietà senza compassione davanti alla sofferenza degli altri? Possano avere ragione quelle persone che criticano i cristiani perchè c`è una grande distanza tra la nostra fede e amore? Il giudizio finale sarà basato sull'amore: "Venite, benedetti da mio Padre, entrate nel Regno preparato per voi fin dall'inizio del mondo. Perché avevo fame e voi mi avete dato da mangiare, avevo sete e mi avete dato dell’acqua, ero straniero e mi avete ospitato nella vostra casa, ero nudo e mi avete dato dei vestiti, ero malato e in prigione e siete venuti a trovarmi!”.(Mt.25,31-46)