domenica 10 novembre 2013

XXXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO


Dio non è dei morti, ma dei viventi.


+ Dal Vangelo secondo Luca   Santi di oggi

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».
Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».

Parola del Signore.

Omelia

Pace e bene a voi fratelli in Cristo. Da tre domeniche che la liturgia della parola ci introduce alle partite giudaiche del tempo di Gesù: i farisei, i pubblicani, gli zeloti, gli esseni e oggi i sadducei. Per capire bene il nuovo testamento è importante la conoscenza di questi gruppi religiosi. Un’ altra partita è quella degli scribi. Il messaggio che la liturgia odierna ci presenta per la nostra meditazione è la fede nella resurrezione, ossia la vita dopo la vita. L'uomo, per sua natura, ama la vita e vorrebbe vivere per sempre e si fa mille domande di fronte alla realtà della morte. Le domande di uomo riguardante la morte trovano risposta nella Sacra Scrittura.
Il secondo libro dei Maccabei è dettagliato e preciso sull’immortalità dell'anima, la risurrezione, la comunione dei santi e la preghiera in suffragio dei defunti. Il libro è chiarissimo sulla ricompensa di ogni uomo: vita eterna per i giusti e dannazione eterna per i malvagi. Nell`anno 167 a. C circa, il re di Siria di nome Antioco Epifane, invade e conquista Palestina e Gerusalemme, distrugge il tempio di Gerusalemme e cerca di eliminare la fede ebraica, voleva sostituirla con gli dei pagani della Grecia. Fecero scoppiare allora una persecuzione mortale contro la religione dei padri. Tanti credenti furono perseguitati e tra loro sette fratelli e la loro madre, una donna salda nella fede. La prima lettura contiene le testimonianze del quarto dei sette fratelli. Chiesti a cibarsi di carni suine proibite se vogliono vivere, il secondo dei sette fratelli disse: «Tu, o scellerato, ci elimini dalla vita presente, ma il re dell’universo, dopo che saremo morti per le sue leggi, ci risusciterà a vita nuova ed eterna». La sua è una delle testimonianze bibliche più forti della resurrezione. Il terzo dei fratelli con coraggio aggiunse «Dal Cielo ho queste membra e per le sue leggi le disprezzo, perché da lui spero di riaverle di nuovo». Il quarto dei fratelli Maccabei davanti alla tortura dei carnefici testimonia la fede nell`aldilà dicendo: «È preferibile morire per mano degli uomini, quando da Dio si ha la speranza di essere da lui di nuovo risuscitati; ma per te non ci sarà davvero risurrezione per la vita».                                                                                                                Nel vangelo Gesù discuta con i sadducei. Chi e un sadduceo? E` “membro del partito politico-religioso del giudaismo opposto a quello dei farisei rappresentato al tempo di Gesù dall'aristocrazia sacerdotale; fedeli osservanti della legge scritta, negavano l'immortalità dell'anima, la resurrezione dei corpi e l'esistenza degli angeli”. Il nome deriva da Sadoc (anche Sadoq o Zadoq), sommo sacerdote al tempo di Salomone. La fede nella resurrezione è il fondamento della kergima, indica la proclamazione della buona novella del Regno di Dio. San Paolo è fermo nella proclamazione della fede e disse: “Certa è questa parola: “Se moriamo con lui, vivremo anche con lui” (2 Timoteo 2,11) “Se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione (kérigma) ed è vana anche la vostra fede. (1 Cor 15,14), “Dio ha creato l'uomo per l'immortalità” ( Sap 2,23).  
Nel partito dell'alto sacerdozio giudaico non si è ancora accettata la fede nella resurrezione che si era imposta già da due o tre secoli: “molti di quelli che dormono nella polvere della terra si risveglieranno gli uni alla vita eterna e gli altri alla vergogna e per l'infamia eterna.”(Dn 12,2-3). Al dibattito teologico dei saduccei che citano la sacra scrittura: “Quando alcuni fratelli vivono insieme e uno muore senza aver lasciato figli, la vedova non deve sposare un uomo estraneo alla famiglia. Uno dei fratelli ha l'obbligo di prenderla in moglie” (Dt 25, 5-6). Rispondendo alla domanda dei Sadducei sulla resurrezione, Gesù fa riferimento al libro dell` Esodo: “Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe”.(Es 3,6) E Gesù aggiunse “Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui”.                                                     Gesù nel ridonare la vita alla figlia di Giairo, il figlio della vedova di Nain e Lazzaro, afferma “io sono la resurrezione e la vita: chi crede in me, anche se muore, vivrà.” (Gv 11,25) Nella resurrezione di Gesù è la gioia e la fede della resurrezione cristiana. Nel mondo secolarizzato anche il cristiano, occorre il rischio di pensare nei termini materiali. Tutti i corpi risorgeranno nell'ultimo giorno con i propri corpi. Questa è la fede che noi professiamo nel credo: io credo …nella risurrezione della carne.

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