domenica 20 ottobre 2013

XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO


Dio farà giustizia ai suoi eletti che gridano verso di lui

+ Dal Vangelo secondo Luca  Santi di oggi

In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai:
«In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”.
Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”».
E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

Parola del Signore

Omelia

La liturgia della parola che oggi stiamo meditando ha come temi: la preghiera e la fede. La preghiera è strettamente legata alla fede e non si prega senza la fede come pure non c` è fede senza preghiera.“La parola fede, nella lingua semitica in cui si esprimeva Gesù, significa fermezza e certezza, sicurezza e fiducia. Richiama alla mente non tanto un'idea ma un figura: la figura del bambino che sta saldamente e fiduciosamente in braccio a sua madre. Aver fede, per Gesù, significa lasciarsi portare in braccio da Dio.”(Messale delle Domeniche e Feste) Forse i primi cristiani hanno capito meglio di noi oggi, dell'importanza di fede e di preghiera. Nelle catacombe di Roma è stata scoperta un'immagine che raffigura un cristiano che con le mani alzate prega. Un'immagine eloquente più delle parole, che ci ricorda che il cristiano è anche colui che prega. Per i santi vivere è pregare, pregare e vivere, e non sentivano di avere mai pregato abbastanza.
La prima lettura ci presenta il popolo di Dio che uscendo dalla schiavitù d'Egitto per pendere il possesso della terra promessa affrontano una battaglia contro gli Amaleciti e l'unica carta vincente è la preghiera insistente di Mosè. Quando per stanchezza Mosè abbassa le mani, avanzano e vincono i nemici mentre quando rialza le mani “la forza di Dio torna tra i combattenti d'Israele”; « Spesso dico alle persone che si deve pregare anche nella tribolazione, nell'afflizione». Nella difficoltà è necessario mantenere e lottare di più come Mosè; ma non si riesce a combattere sempre nella prova di vita. Eppure, la parola di Dio, ci invita oggi a pregare senza stancarsi mai. Questa insistenza mostra che c’è fede, e Dio esaudisce perché chi insiste e grida di più nella prova non fa altro che aggrapparsi a Dio. Colpisce la fede del cieco mendicante di Gerico che non si lasciò vincere dalla paura degli uomini ma gridò sempre di più: ''Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!». Quelli che camminavano avanti lo rimproveravano perché tacesse; ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». Gesù allora si fermò e ordinò che lo conducessero da lui. Quando fu vicino, gli domandò: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». Egli rispose: «Signore, che io veda di nuovo». E Gesù gli disse: «Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato». Subito ci vide di nuovo e cominciò a seguirlo glorificando Dio, e tutto il popolo, vedendo, diede lode a Dio.'' (Lc 18,35-43) Dio ricompensa una fede che cresce sempre di più e che chiede senza stancarsi, senza venire meno. La disperazione è il primo nemico della fede e di preghiera.
La preghiera è vitale come il respiro. Il cristiano che non spende tempo significativo in preghiera perde le grazie di Dio. Tale cristiano che non prega perde le cose più belle che solo Dio dona. San Paolo cattura l'insistenza nella preghiera cosi: ''pregate ininterrottamente, in ogni cosa rendete grazie: questa infatti è volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi.''( 1 Tessalonicesi 5,17-18) ''Siate lieti nella speranza, costanti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera''. (Rm.12,12)  Giacomo sull'insistenza nella preghiera disse: ''Molto potente è la preghiera fervorosa del giusto''.(Gc 5,16) La preghiera è la chiave di vittoria, di successo e di maturità spirituale.
Il Signore Gesù, nel vangelo invita spesso a pregare dicendo '' vi dico: tutto quello che chiederete nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi accadrà''.(Mc 11,24) '' Tutto quello che chiederete con fede nella preghiera, lo otterrete''. (Mt 21,22) '' Qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò''.(Gv 14,13-14) Allora pregano coloro che hanno la fede perché la fede e la preghiera sono come una medaglia con due facce. L'una non esiste e non può esserci senza l'altra. Dio è contento di darci quello di cui abbiamo bisogno ma dobbiamo chiedere perché chiedendo il Padre sia glorificato nel Figlio.
Con la parabola del giudice iniquo e la vedova importuna, Gesù oggi insegna l'importanza di pregare sempre e con insistenza. A questo punto facciamo la domanda: cosa è la preghiera?
La preghiera è stare in presenza di Dio anche in silenzio senza parole, è dialogare con Dio come Abramo, la preghiera è lodare e ringraziare Dio, presentare le nostre richieste e quelle degli altre. Preghiera è comunione con Dio, è una relazione personale e filiale con Dio. Si può pregare abbastanza? Ho sentito i cristiani che non pregano criticare quelli che si mettono in ginocchio e alzano gli occhi della fede al cielo chiamandoli cristiani fanatici. Gesù pregava in luoghi deserti (Lc 5,16) e  al mattino presto si alzò quando era ancora buio e uscito si ritirò in un luogo deserto, e là pregava.( Mc 1, 35) Per compiere i miracoli pregava Gesù, Sulla croce ha pregato, prima di scegliere i 12 Gesù ha pregato, la notte prima della Sua passione Gesù ha pregato. E Gesù racconta oggi una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai. (Lc 18,1-8) Allora la preghiera deve essere per noi come un respiro. Ogni luogo è adatto per la preghiera come ogni occasione.  La Regina della Pace disse: ''Pregate, pregate, pregate. Pregate perché la preghiera diventa per voi come un respiro. Con la preghiera potete fermare anche la guerra. Queste sono le parole della donna orante che ancora intercede per noi come avvocata presso suo Figlio Gesù''. Una forma di preghiera che il cielo desidera che riprendiamo e il Santo Rosario. ''Attraverso il Rosario si può ottenere tutto. Secondo un grazioso paragone, è una lunga catena che collega il Cielo e la terra: una delle estremità è nelle nostre mani e l'altra in quelle della Beata Vergine. Finché il Rosario sarà recitato, Dio non abbandonerà il mondo, perché questa preghiera agisce potentemente sul suo cuore; è come il lievito che può rigenerare la terra. La dolce Regina del Cielo non può dimenticare i suoi figli che, incessantemente, cantano le sue lodi. Non esiste nessuna preghiera che sia più gradita a Dio, del Rosario. Anche la Chiesa ci invita ad andare a recitarlo ogni sera nel mese di ottobre,
davanti a Gesù veramente presente ed esposto sull'altare''.(Santa Teresa del Bambino Gesù)
Vi riporto alcuni insegnamenti Mariani sulla preghiera. ''Figli miei, pregate! Non posso dirvi altra cosa che questa: pregate! Sappiate che nella vita non c’è cosa più importante della preghiera.
Messaggio del 9 febbraio 1984 (Messaggio dato al gruppo di preghiera) ''Quando pregate, dovete dedicare alla preghiera un tempo più lungo, perché la preghiera è un colloquio con Dio. La preghiera vi fà vedere tutto più chiaro. La preghiera vi fà sperimentare la gioia vera. La preghiera vi insegna a piangere. La preghiera vi fà fiorire. La preghiera non è uno scherzo, è un vero colloquio con Dio. Quanti sarebbero felici di sapere cos’è la preghiera! Voi adesso lo sapete: provate a praticarla''. Messaggio del 20 ottobre 1984 (Messaggio dato al gruppo di preghiera) '' Cari figli, di nuovo oggi desidero invitarvi alla preghiera. Quando pregate, voi siete molto più belli: come i fiori che dopo la neve mostrano tutta la loro bellezza e tutti i colori diventano indescrivibili. Così anche voi, cari figli, dopo la preghiera mostrate davanti a Dio tutta la bellezza per divenirgli cari. Perciò, cari figli, pregate e aprite il vostro interno al Signore perché Lui faccia di voi un armonioso e bel fiore per il Paradiso...'' (Messaggio del 18 dicembre 1986)''Quando pregate, raccoglietevi, cercate di rimanere immobili, nella pace. Chiudete gli occhi oppure guardate la croce o un’immagine sacra. Durante la preghiera non gridate, piuttosto pregate con voce bassa, in modo che lo spirito sia più forte della vostra voce. Anche il canto è preghiera, ma cantare semplicemente non basta: occorre mettere tutto il cuore in ogni canto. Le vostre tensioni mettetele coscientemente nelle mani di Dio. Nulla deve disturbarvi. Anche le preoccupazioni e le distrazioni offritele a Gesù e non nascondete niente davanti a lui. Questa è la vera preghiera del cuore!''Messaggio del 10 novembre 1984 (Messaggio dato al gruppo di preghiera) ''Quando sentite fiacchezza nella vostra preghiera, non vi fermate ma continuate a pregare con tutto il cuore. E non date retta al corpo, ma raccoglietevi completamente nel vostro spirito. Pregate con forza ancora maggiore così che il vostro corpo non vinca lo spirito e la vostra preghiera non sia vuota. Tutti voi che sentite fiacchezza nella preghiera, pregate con maggior ardore, lottate e meditate su quello per cui pregate. Non lasciate che nella preghiera vi inganni un qualunque pensiero. Allontanate tutti i pensieri, eccetto quelli che uniscono me e Gesù a voi. Scacciate gli altri pensieri con i quali Satana vuole ingannarvi e portarvi lontano da me.''Messaggio del 27 febbraio 1985 (Messaggio dato al gruppo di preghiera) Questi sono alcuni messaggi di Maria a Medjugorje.






domenica 13 ottobre 2013

XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO


Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero.

+ Dal Vangelo secondo Luca  Santi di oggi

Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea.
Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati.
Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano.
Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».

Parola del Signore

Omelia

Le letture di oggi ci riportano i miracoli fatti ai lebbrosi. La prima lettura narra nel libro dei Re, della guarigione di Nàaman (in ebraico significa "piacevolezza"). Nàaman, capo dell'esercito del re di Aram, era un personaggio autorevole presso il suo signore e stimato, perché per suo mezzo il Signore aveva concesso la vittoria agli Aramei, ma quest' uomo prode era lebbroso ( 2 Re 5,1). Fu capo dell'esercito arameo di Ben-Hadad II al tempo di Joram, re di Israele. Una piccola fanciulla schiava ebrea, che era finita al servizio della moglie di Naaman le disse, ”Se il mio signore potesse andare dal profeta che è in Samaria, certamente egli lo libererebbe dalla sua lebbra!”( 2 Re 5,3). All`ordine del profeta Eliseo, Naaman, malato di lebbra, è guarito mentre si lavava sette volte nel Giordano. Gli esperti della bibbia commentano che questo fatto è un preludio misterioso del battesimo, con cui l'uomo peccatore è purificato dal peccato.
Nel vangelo il Signore Gesù guarisce dieci ammalati di lebbra. Uno di essi è samaritano e altri ebrei. I samaritani erano odiati dagli ebrei, ( Gv 8,48) e “i Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani”( Gv 4,9). Molti dei samaritani credettero in Dio (Gv 4,39-42), all`origine del litigio tra di loro e i Giudei, infatti, non hanno rapporti con i Samaritani,  anche il fatto che “il re d'Assiria mandò gente da Babilonia, da Cuta, da Avva, da Camat e da Sefarvàim e la stabilì nelle città della Samaria al posto degli Israeliti. E quelli presero possesso della Samaria e si stabilirono nelle sue città, ”( 2 Re 17,24) Eppure questi dieci uomini accomunati dalla lebbra si sono associati.
Questa malattia è simbolo di peccato che colpisce tutti gli uomini di ogni lingua e razza. Il fatto di guarire Naaman e l'altro samaritano rivela il carattere universale della salvezza. Sia nella prima sia nel vangelo, i samaritani si sono mostrati più umani e più grati dei Giudei. E noi che siamo sempre in chiesa, siamo più bravi di quelli che non hanno ancora sentito l`amore di Dio? Siamo meglio di coloro che pur essendo cristiani; non praticano la fede? Entrambi i samaritani hanno saputo rendere grazie a Dio. I nove ebrei sanati ritornarono a casa loro ciascuno senza rendere grazie a Dio, forse perché pretendevano di essere stati sanati per la loro condotta. Questo tempo la malattia, particolarmente la lebbra era considerato come punizione da Dio per i peccati commessi. Probabilmente per questo i nove ebrei non hanno visto il motivo per dare lode a Dio. Mentre il samaritano Lo ringrazia. Il ringraziamento o le lodi è una forma di preghiera, che riconosce Dio come Dio e la lode perché EGLI E' e non per il bene che ha fatto. Dio vuole il nostro ringraziamento ma chi si ricorda di dire grazie a Dio per il cibo, per il marito, moglie, i figli... la preghiera liturgica, proclama: «Tu non hai bisogno della nostra lode, ma per un dono del tuo amore ci chiami a renderti grazie. I nostri inni di benedizione non accrescono la tua grandezza, ma ci ottengono la grazia che ci salva (Prefazio IV). Questa preghiera ci fa capire l'importanza del ringraziamento a Dio. I comportamenti dei due samaritani sono un invito anche per noi alla riconoscenza per i doni ricevuti.
La liturgia Eucaristica (eucaristia vuol dire ringraziamento), la nostra Santa Messa è il ringraziamento per eccellenza a Dio. Perché Dio si dona a noi, Dio s' incarna per darci la Sua vita eterna, per darci ora sulla terra la Sua Divinità,  e “Gesù di Nazareth, il quale passò beneficando e risanando tutti...”(Atti 10,38) anche te alla tua famiglia chiede oggi:“e gli altri...dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio...” La domenica, il giorno del Signore è il giorno di riposo ma anche di culto, di ringraziamento.



domenica 6 ottobre 2013

XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO


Se aveste fede!

+ Dal Vangelo secondo Luca  Santi di oggi

In quel tempo, gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!».
Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe.
Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stringiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?
Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».

Parola del Signore

Omelia

Questa domenica la liturgia della parola ci parla di due cose: la fede in Dio e il servizio disinteressato ai fratelli. E’ comune alle tre letture di oggi la fede.
Il profeta Abacuc intorno al 600 a.C. lamenta a Dio per il male che vede nel paese. Il profeta era a conoscenza della brutta esperienza d'Israele nel tempo che regnò Ioiakìm padre di re Ioiachìn. Per il peccato di Ioiakìm Dio disse “Certo verrà il re di Babilonia e devasterà questo paese e farà scomparire da esso uomini e bestie? Per questo dice il Signore contro Ioiakìm re di Giuda: Egli non avrà un erede sul trono di Davide; il suo cadavere sarà esposto al calore del giorno e al freddo della notte. Io punirò lui, la sua discendenza e i suoi ministri per le loro iniquità e manderò su di loro, sugli abitanti di Gerusalemme e sugli uomini di Giuda, tutto il male che ho minacciato, senza che mi abbiano dato ascolto.”(Ger 36,27-31) “Quando divenne re, Ioiachìn aveva diciotto anni; regnò tre mesi a Gerusalemme ... Fece ciò che è male agli occhi del Signore, come aveva fatto suo padre”. ( 2 Re 24,8-9) Ioiachin fu deposto a Babilonia dove mori' di vecchiaia. “Evil-Merodàch re di Babilonia, nell'anno della sua ascesa al regno, fece grazia a Ioiachìn re di Giuda e lo fece uscire dalla prigione”. ( Ger 52,31)
Il profeta Abacuc implora Dio contro le violenze e le ingiustizie. E domandò a Dio: “Perché mi fai vedere l'iniquità e resti spettatore dell'oppressione?” (Abacuc 1,3) Ma Dio lo disse: “il giusto vivrà per la sua fede”. In un'altra parola Dio lo invita a confidare nel suo potere ed attendere con fede la liberazione di Dio, perché “la vittoria che ha vinto il mondo è la nostra fede.”(2 Gv 5,4)
La fede è fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede”. (Ebrei 11,1) La fede è il dono di Dio (Rm 12,3) e la Sua opera (At. 11,19-23) L'uomo chiunque sia, anche nella difficoltà non si scorda che “a Dio che si rivela è dovuta l'obbedienza della fede con la quale l'uomo si abbandona a Dio tutt' intero liberamente...” ( concilio Vaticano II, costituzione Dei verbum, n. 5). L'abbandono in Dio è la fede che salva da ogni male. Non dobbiamo ridurre la fede cristiana a un assenso intellettuale o una serie di enunciati che riteniamo di essere veri. La fede invece è fidarsi in Dio che si fa sentire e si rivela quotidianamente e alle sue promesse.
Dopo la denuncia della “ricchezza disonesta” e dopo avere sentito del pericolo della ricchezza gli apostoli chiesero a Gesù di aumentare la loro fede, perché si sono accorti che il distacco dalle cose è possibile solo per chi ha fede in Dio. “La parola fede, nella lingua semitica in cui si esprimeva Gesù, significa fermezza e certezza, sicurezza e fiduciaRichiama alla mente non tanto un'idea ma un figura: la figura del bambino che sta saldamente e fiduciosamente in braccio a sua madre. Aver fede, per Gesù, significa lasciarsi portare in braccio da Dio.”(Messale delle Domeniche e Feste) Alla richiesta degli apostoli Signore, “accresci in noi la fede” Egli disse loro e a noi “Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe.” Alla donna peccatrice Gesù ha detto: Ti sono perdonati i tuoi peccati...La tua fede ti ha salvata; và in pace! Pure alla donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, Gesù disse: “Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male.” La fede che ha ottenuto in questi due casi sono fedi di persone che hanno saputo fidarsi, buttarsi nelle mai di Gesù come bambine. Gesù pronuncia una nuova beatitudine: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!” (Gv 20,29) Questa beatitudine è pronunciata all`uomo razionale di oggi, che se no vede e non tocca no crede. E la domanda di Gesù “quando il Figlio dell’uomo ritornerà, troverà ancora la fede sulla terra?”(Lc 18, 8) ci fa pensare oggi.
E con le parabole di oggi Gesù ci dice che la fede di chi crede deve manifestarsi nelle opere fatte per amore di Dio e del prossimo. La nostra testimonianza e apostolato deve essere fatta senza pretendere nulla, prestigio o ricompensa. Dobbiamo fare della nostra vita e fede un servizio umile e disinteressato a Dio e ai fratelli. Perché siamo servi inutili!




domenica 29 settembre 2013

XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO C


Nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti.

+ Dal Vangelo secondo Luca Santi di oggi

In quel tempo, Gesù disse ai farisei:
«C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe.
Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”.
Ma Abramo rispose: “Figlio, ricordati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”.
E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».

Parola del Signore

Omelia

La liturgia della parola ci fa riflettere sulla vita di due personaggi, la Bibbia di Gerusalemme presenta la parabola di oggi con il titolo, “Il ricco cattivo e povero Lazzaro”. E come domenica scorsa anche oggi Dio denuncia la ricchezza che non ha a cuore il bene dei poveri. Il ricco senza nome mentre in vita pensava solo a godersela, a lui non mancava nulla! Non pensava forse quasi mai della sua vita futura, la vita dopo la vita, perché essa non finisce nella tomba; come alcuni pensano e credono oggi. L'altro personaggio è il povero Lazzaro, il cui nome ha un’origine ebraica e significa “colui che è assistito da Dio”. Il povero Lazzaro affamato in terra aveva come compagno un cane che gli leccava le ferite e lui desiderava cibarsi delle briciole che cadono dalla tavola del ricco Epulone; ma anche questo desiderio non viene realizzato. Uno studio della parabola non ci rivela, dove il ricco ha sbagliato per cui si trova nell'inferno ma una lettura cristiana della parabola ci fa intuire che il riccone ha peccato di omissione e di mancanza di carità. Noi tutti pecchiamo di omissione e chi si confessa di questo peccato. E la carità? Ci amiamo con cuore sincero?
E' un ammonimento la parabola odierna, perché “la nostra condotta di oggi ha un peso determinante sul domani, sul futuro dell'aldilà. Il rapporto dell'uomo con i suoi simili ha un riflesso con il suo essere definitivo, nell'altra vita, con Dio”, come commenta qualcuno. Gesù ci stimola oggi a fare della nostra vita un servizio di carità verso altri che hanno bisogno. “Quando avevo fame; mi hai dato da mangiare...qualunque cosa che avete fatto ai più piccoli dei miei fratelli l'avete fatto a me”, disse Gesù, concludendo il Suo discorso sulla carità Gesù disse “venite benedetti del padre mio prendete il regno preparato per voi”.
“Chi ama il fratello bisognoso prenderà il possesso del regno di Dio”.
Più volte abbiamo sentito in questa parabola “tormenti” e “fiamma”. Per il ricco non
C’è più la possibilità di essere salvato. Per lui è troppo tardi! “Tra noi e voi è
stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”. Allora l'inferno, questo luogo di tormento è un posto di non ritorno. Chi si trova già là non può tornare sulla terra ne'avrà la seconda chance. Non si può passare dall'infermo al paradiso. “Per gli uomini è stabilito che muoiano una sola volta, dopo di che viene il giudizio”(Ebrei 9,27) rendersi conto
degli errori suoi, non gli è servito a nulla perché ormai per il ricco è tardi. Non ci si pente oltre la tomba, bisogna farlo prima della morte. Quando? Ora! “Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza!”( 2 Cor 6,2).
Al vedere che non c’è più nulla da fare per salvarlo, il ricco che si vestiva di porpora e di bisso e tutti giorni banchettava lautamente chiese ad Abramo di mandare Lazzaro a casa sua per ammonire i suoi fratelli perché anche essi non finiscono male nell'inferno come lui, ma non gli viene concessa la sua richiesta. Lo disse Abramo, “hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”. Anche noi abbiamo la chiesa, l'annuncio della parola di Dio, che ci indicano la via della salvezza.
Qualcuno mi diceva una volta “padre sono credente,” e nel discorso con lui mi disse che dopo la morte non rimane niente. Quindi intendeva a dire che per lui la vita finisce nella tomba. Ora, se si predica che Cristo è risuscitato dai morti, come possono dire alcuni di voi che non esiste risurrezione dei morti? Se non esiste risurrezione dai morti, neanche Cristo è risuscitato!  Se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede. Noi, poi, risultiamo falsi testimoni di Dio, perché contro Dio abbiamo testimoniato che egli ha risuscitato Cristo, mentre non lo ha risuscitato, se è vero che i morti non risorgono. Se, infatti, i morti non risorgono, neanche Cristo è risorto; ma se Cristo non è risorto, è vana la vostra fede e voi siete ancora nei vostri peccati. E anche quelli che sono morti in Cristo sono perduti. Se poi noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto in questa vita, siamo da compiangere più di tutti gli uomini.( 1 Cor 15,12-19) Gesù con questa parabola ci dice chiaramente che esiste la ricompensa dei giusti e degli empi.




lunedì 23 settembre 2013

Festeggiamenti in onore della Madonna del Soccorso

Parrocchia S. Maria Assunta in Cielo
Canale Monterano

Festeggiamenti in onore della Madonna del Soccorso
a cura del comitato 1988



VENERDI’ 27 SETTEMBRE

Ore 21:00 Spettacolo Teatrale “IO SONO FILUMENA MARTURANO” Compagnia Partenope Presso il teatro comunale      

SABATO 28 SETTEMBRE

Ore 16:00 Giochi e animazione per bambini (Piazza Tubingen)
Ore 16:30 Gara di Briscola giardini comunali (iscrizione da Ilary Bar)
Ore 18:00 Messa vespertina della festa
Ore 18:45 Gara del dolce giardini pubblici (iscrizioni ore 17:00 sul posto)
Ore 21:0 Concerto in Chiesa eseguito dal coro “LA SETTIMA NOTA”
Ore 22:00 Spettacolo musicale “MEZZI DIVINI” presso pub MANTURNA

DOMENICA 29 SETTEMBRE  

Ore 8:00/11:00/18:00 S.S. Messe – giorno solenne della festa
Ore 10:30 Apertura stand “2° Mostra dell’artigianato femminile” Corso della Repubblica
Ore 16:30 Spettacolo musicale “THE DRINKERS BAND” Piazza Tubingen
Ore 18:00 S. Messa presentazione nuovi membri della Confraternita
Ore 19:00 Solenne processione per le vie del paese con la partecipazione della Banda di Castel Giuliano Bracciano
Ore 20:30 Spettacolo pirotecnico




domenica 22 settembre 2013

A TUTTI I BAMBINI E I LORO GENITORI

DOMENICA 6 OTTOBRE ALLE ORE 10:00 
VI ASPETTIAMO IN CHIESA
PER IL NUOVO ANNO CATECHISTICO

XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO



Non potete servire Dio e la ricchezza

Dal Vangelo secondo Luca 
Santi di oggi

In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli:
«Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?
Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».

Parola del Signore

Omelia

La liturgia di questa domenica ci presenta due realtà da sempre attuali: la povertà e la ricchezza. Per spiegare bene la differenza tra gli esseri umani, che è basata sulla
l’avere /o non avere i beni terreni, mi viene in mente un detto nigeriano, “tutte le dita delle mani non sono uguali”. La Chiesa fin dal tempo di Gesù ha sempre avuto a cuore i poveri perché i essi godono dell'amore preferenziale di Dio, “qualunque cosa che avete fatto ai più piccoli dei miei fratelli l'avete fatto a me” disse Gesù.
Dio condanna nella prima lettura “la ricchezza disonesta”. Il profeta Amos ci mette in guardia: il denaro non è tutto, provoca la punizione da parte di Dio se è stato guadagnato con disonestà. Dio attraverso il suo servo Amos rimprovera i ricchi che sfruttano e opprimono i poveri e agiscono disonestamente nei loro affari. Questi ricchi del tempo di Amos quindi 750 anni prima della nascita di Gesù erano come quelli di oggi, diventavano più ricchi mentre i poveri più poveri. Addirittura, oltre a usare bilance false, al frodo e allo sfruttamento dei poveri, che compravano, al valore dei sandali. In questo clima Dio giura, “certo, non dimenticherò mai tutte le loro opere”.  Oggi Dio denuncia la ricchezza disonesta che ha provocato la crisi economica di oggi che la conseguenza dei furti di tanti anni nel mondo finanziario che ha creato tanti nuovi poveri. La Chiesa insegna la restituzione delle cose altrui presi ingiustamente e modo disonesto. Dio chiama al pentimento chi a rubato, ma il segno della conversione è la confessione e la restituzione. Un esempio classico e biblico che ci indica cosa fare è la storia di Zaccheo capo dei pubblicani e ricco. Al suo incontro con Gesù “Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri; e se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto». Gesù gli rispose: Oggi la salvezza è entrata in questa casa, perché anch'egli è figlio di Abramo;il Figlio dell'uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto”.(Lc 19, 8-10)
La liturgia oggi ci ammonisce contro l'attaccamento ai beni del mondo. S. Paolo chiama l’avarizia è idolatria (Efesini 5:5) e Papa Francesco nella Santa Messa del 21/09/2013 dice "dall'idolatria del denaro nascono mali come la vanità e l'orgoglio", che fanno male alla società, ha detto Francesco nella sua omelia di questa mattina a Santa Marta, partendo dalle parole di San Paolo sul rapporto "fra la strada di Gesù Cristo e il denaro". C'è qualcosa "nell'atteggiamento di amore verso il denaro - ha osservato - che ci allontana da Dio". Ci sono "tante malattie, tanti peccati", che nascono dall'amore per il denaro. "Gesù - ha detto - su questo sottolinea tanto". Infatti "l'avidità del denaro è la radice di tutti i mali".
"Il denaro ammala anche il pensiero e la fede: ci fa andare per un'altra strada". "Quante parole oziose, discussioni inutili" nascono dalle questioni d' interesse, "da ciò nascono le invidie, i litigi, le maldicenze, i sospetti cattivi". Se scegli "la via del denaro", conclude Papa Bergoglio, "alla fine sarai un corrotto" perché il denaro "ha questa seduzione" capace di "farti scivolare lentamente nella tua perdizione".
Gesù racconta la parabola dell'amministratore disonesta. Un commentatore della bibbia scrisse che “fin dalle origini della tradizione evangelica la parabola dell'amministratore disonesta appare difficile. Si potevano ricavarne applicazioni abusive, come un cattivo uso del denaro. Per evitare ogni falsa applicazione, si sono dunque aggiunte alle parabole, varie sentenze di Gesù sul denaro”. In questa parabola Gesù racconta di un amministratore accusato dal suo padrone di avere sperperato suoi averi ma viene lodato dopo dal padrone suo per la sua intelligenza. Viene lodato non perché disonesta ma perché ha saputo preparasi un futuro quando sarà licenziato dal padrone suo. L'amministratore accolto del pericolo di perdere il suo lavoro “disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”. Il cristiano é chiamato a sapere entrare in sé per capire come guardarsi la vita beata del paradiso, è un fatto: gli uomini spendono molta iniziativa e intelligenza nei loro affari anche quando questi sono... ingiusti. I credenti, purtroppo, non si danno sempre tanta pena per il Regno. Riconosciamolo! Questa è la lezione da ritenere in questa parabola. Gesu propone l'abilita del truffatore, non la frode o furto.” ( Vangeli, La Civita' Cattolica)
“Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza”.  L'avidità del denaro e' idolatria, Quelli invece che vogliono arricchirsi, cadono nella tentazione, nell'inganno di molti desideri insensati e dannosi, che fanno affogare gli uomini nella rovina e nella perdizione. L'avidità del denaro infatti è la radice di tutti i mali; presi da questo desiderio, alcuni hanno deviato dalla fede e si sono procurati molti tormenti” (1Tim 6,3-10) ammonisce Paolo.
Nel brano evangelico parallelo che non riporta la parabola dell'amministratore in Mt 6,19-33) Gesu disse “Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l'uno e amerà l'altro, oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro. Non potete servire Dio e la ricchezza. ”E Gesù continua a dire:non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito?...Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena (Mt 6,25,34). Delle volte per le pretese di essere poveri uno acquisisce la ricchezza disonesta, questa può implicare la mancanza di fede nella Divina Provvidenza ed è mettere al primo posto nella propria vita il denaro invece di Dio. Nelle vecchie traduzioni del vangelo la parola "mammona" veniva usata e non la parola ricchezza. Mammona un termine di origine siro-caldaica significa ricchezza, una ricchezza ammucchiata e nascosta, adoperata nell'uso comune per indicare la ricchezza divinizzata ed adorata come idolo.( Giovanni Lardone) E' per la divinizzazione del denaro che Gesù ci ha domandato “quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? ”(Mt 16,26) E Gesu stesso ci consiglia dicendo, "Non vi fate tesori sulla terra, ove la tignola e la ruggine consumano, e dove i ladri sconficcano e rubano; ma fatevi tesori in cielo, ove né tignola né ruggine consumano, e dove i ladri non sconficcano né rubano"(Mt 6:19-20), “Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta”(Mt 6,33).