domenica 27 ottobre 2013

XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO


Il Pubblicano tornò a casa giustificato a differenza del fariseo

+ Dal Vangelo secondo Luca  Santi di oggi

In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri:
«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano.
Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”.
Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”.
Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».

Parola del Signore

Omelia

Possiamo intitolare la liturgia della parola di oggi, l'illusione di essere giusto. Se domenica scorsa la liturgia ci invitava a perseverare in preghiera, oggi ci invita non solo a pregare ma ci insegna come pregare: dobbiamo pregare in umiltà, riconoscendo i nostri limiti, imperfezioni e mancanze.
Gesù condanna nel vangelo la superbia di chi si crede di essere giusto e mostra la sua preferenza quello peccatore che confessa con umiltà sincera le sue mancanze.
La parabola di oggi è semplice. Ci sono due personaggi: il fariseo e il pubblicano. Tutti e due salirono al tempio forse nell`ora di preghiera. Un`occhiata alle due figure del vangelo:
  1. Il fariseo. Alcune caratteristiche:
Zelanti osservanti della legge, esternamente conducevano una vita esemplare, si giustificano da soli anche davanti a Dio come visto nel vangelo, l'opinione loro è norma per gli altri. Alcuni di loro erano sacerdoti e leviti.
Il fariseo è il modello della religiosità della nostra epoca, una religiosità senza spiritualità ossia senza Dio. Una religiosità che racconta come si possa essere giusti, religiosi, perfetti e nello steso tempo lontano da Dio.
Il racconto evangelico di oggi ci fa vedere nel fariseo  un ebreo perfetto e fedelissimo alla legge di Dio ma orgoglioso e pretenzioso di essere giusto. L'orgoglio lo spinge a sentirsi giusto e a disprezzare il pubblicano.
Anche se non sono consapevole di alcuna colpa, non per questo sono giustificato”(1 Cor. 4,4). “Se diciamo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi. Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto tanto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità. Se diciamo di non avere peccato, facciamo di lui un bugiardo e la sua parola non è in noi”(1 Gv. 1, 8-10).
“Dobbiamo oggi apprendere nuovamente la capacita di riconoscere la colpa, dobbiamo scuoterci di dosso l'illusione di essere innocenti”( Benedetto XVI).

  1. Il Pubblicano:
Il vangelo ci fa notare che erano esattori delle tasse quindi amico di Roma e il nemico degli ebrei, disprezzati ( vangelo di oggi) ma erano generosi e ospitali. Hanno creduto alla predicazione di Giovanni Battista e furono battezzati. Ascoltavano con attenzione la predicazione di Gesù

I due personaggi sono credenti, fanno parte della stessa religione e sono ebrei. Sono saliti al tempio a pregare: la preghiera ufficiale si faceva due volte al giorno, alle 9,00 e alle 15,00. La preghiera del fariseo, anche se è lunga, torna a casa non giustificato, non perdonato. Ecco la preghiera farisaico: stando in piedi con lo sguardo alzato verso il cielo, ringrazia Dio e poi giustifica se stesso e con superbia disprezza l'altro suo fratello. E nella seconda parte della sua preghiera esalta se stesso dicendo “digiuno due volte alla settimana”, quindi nel digiunare va oltre la prescrizione legale. Continua dicendo pago le decime ( per il mantenimento del tempio, sacerdoti e i poveri). Tutto ciò che dice è eppure torna a casa non esaudito e giustificato. Questo fariseo e davvero bravo moralmente come tanti cristiani moralmente corretti. Solo pochi cristiani oggi saranno in grado di osservare la legge come lui. Uno può essere moralmente giusto davanti la legge ma non per questo è salvato. Ricordiamoci del giovane ricco che aveva la capacità di osservare tutti i comandamenti e Gesù lo informa che a lui manca l'amore per i poveri.
Il pubblicano invece rimasto all'ultimo banco quasi alla porta del tempo non sentiva di essere degno di avvicinare l'altare. E non alzando gli occhi al cielo batte il petto dicendo: “ Signore abbi pietà di me peccatore”. Sperava nell'amore di Dio che salva mentre il fariseo era convinto di essere salvato in forza e per i meriti del suoi opere.
Due modi di vivere la fede e due modi credere in Dio. “Il peccato del fariseo è credere che attraverso la sua preghiera, il sacrificio e le opere egli trovi salvezza presso Dio, ma dimentica che la salvezza è un dono”. La preghiera del pubblicano ci fa  sentire oggi la voce di Dio che ci chiama alla conversione.



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